{"id":2302,"date":"2005-03-31T09:40:43","date_gmt":"2005-03-31T09:40:43","guid":{"rendered":"https:\/\/iismas.org\/sito\/?p=2302"},"modified":"2023-06-16T14:27:02","modified_gmt":"2023-06-16T14:27:02","slug":"international-journal-of-migration-and-transcultural-medicine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/iismas.org\/sito\/international-journal-of-migration-and-transcultural-medicine\/","title":{"rendered":"International Journal of Migration and Transcultural Medicine"},"content":{"rendered":"<div class=\"attribute-header\">\n<h3><strong>Una novit\u00e0 nel panorama dell&#8217;editoria<\/strong><\/h3>\n<\/div>\n<div class=\"main-content-block-full\">\n<div class=\"attribute-long\">\n<p><strong>Perch\u00e9 una nuova rivista?<\/strong><\/p>\n<p class=\" text-justify\">Perch\u00e9 \u201c\u00a0<i>International Journal of Migration and Transcultural Medicine\u00a0<\/i>\u201d pu\u00f2, forse, rappresentare una novit\u00e0 nel panorama editoriale, per almeno due motivi. Il primo \u00e8 determinato dal campo di interesse della Rivista, costituito da tutte le problematiche attinenti alle condizioni delle popolazioni che, a vario titolo, si spostano in altri paesi: immigrati, rifugiati, richiedenti asilo politico, esuli, lavoratori in transito, viaggiatori, turisti, ma anche di quelle fasce di popolazione italiana a rischio di emarginazione come persone senza fissa dimora e i pensionati a reddito minimo. Il secondo motivo di novit\u00e0 \u00e8 costituito dalla molteplicit\u00e0 delle discipline che potranno trovare spazio ed approfondimento nella Rivista, dalla medicina alle scienze sociali, dall&#8217;antropologia alla giurisprudenza, dalla psicologia all&#8217;economia e alla storia. La conoscenza e lo studio di qualsiasi problematica relativa alle popolazioni migranti, con particolare riguardo agli aspetti sanitari, non pu\u00f2, oggi, prescindere da un approccio scientifico interdisciplinare, nel senso pi\u00f9 ampio della parola.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">In questo contesto, la rivista vuole offrire un punto di riferimento per una aggiornata, completa e moderna rassegna di pubblicazioni originali e di nuove applicazione nelle discipline interessate.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">La Rivista intende, inoltre, far conoscere e promuovere le attivit\u00e0 dell&#8217;Istituto Internazionale di Scienze Mediche Antropologiche e Sociali (I.I.S.M.A.S.), Onlus costituitasi nel 2002, attiva nel campo della ricerca medica e nell&#8217;approfondimento delle problematiche legate al fenomeno migratorio ed all&#8217;emarginazione sociale. L&#8217;Istituto promuove e cura la realizzazione di interventi volti allo studio, alla prevenzione, alla diagnosi, alla terapia, alla riabilitazione, alla cura e all&#8217;inserimento nel tessuto sociale delle persone emarginate migranti e italiane, sia sotto il profilo medico che socio-culturale.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">L&#8217;\u201c\u00a0<i>International Journal of Migration and Transcultural Medicine\u00a0<\/i>\u201d ospita testi didattici e di aggiornamento, rassegne critiche, note tecniche e lettere di commento ad articoli precedentemente pubblicati.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Tutti gli articoli, lettere escluse, saranno esaminati da un pool di qualificati\u00a0<i>referees\u00a0<\/i>internazionali.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Ogni numero riporta anche notizie di attualit\u00e0 scientifica, notizie sull&#8217;attivit\u00e0 dell&#8217;I.I.S.M.A.S. e recensioni di libri. I Supplementi ai numeri ordinari sono di natura monografica o raccolgono atti di congressi.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">E&#8217; possibile, inoltre, la pubblicazione di editoriali, richiesti dal Direttore e correlati ad articoli pubblicati nello stesso numero.<\/p>\n<p class=\" text-right\">Aldo Morrone<\/p>\n<p class=\" text-right\">Paola Scardella<\/p>\n<div class=\"attribute-header\">\n<h1>International Journal of Health, Culture and Migration<\/h1>\n<p>Numero zero<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"main-content-block\">\n<div class=\"lft_side\">\n<div class=\"attribute-image\">\n<div class=\"img_frame\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" title=\"Rivista n. zero\" src=\"https:\/\/www.iismas.it\/var\/eziismas_site\/storage\/images\/pubblicazioni\/international-journal-of-health-culture-and-migration\/5966-1-ita-IT\/International-Journal-of-Health-Culture-and-Migration_large.jpg\" alt=\"Rivista n. zero\" width=\"200\" height=\"287\" \/><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"rgt_side\">\n<div class=\"date\">\n<p class=\"year\">31\/03\/2005<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"attribute-long\">\n<p>editoriale\u00a0<b>Daniela Daniele<\/b><\/p>\n<p class=\" text-left\"><b>Perch\u00e9 una nuova rivista?<\/b><\/p>\n<p class=\" text-justify\">Per creare un ponte tra l&#8217;IISMAS e la gente. Certo. Ma, soprattutto, per illustrare un concetto: \u00e8 la paura il motore di quanto di peggio possa manifestarsi nell&#8217;animo umano. E si ha paura, soprattutto, di quello che non si conosce. Cos\u00ec, per imparare, andiamo a vedere. Per farci passare la paura del &#8220;diverso&#8221;, dell'&#8221;altro&#8221;, di &#8220;chi invade i nostri confini&#8221;, sconfiniamo. Viaggiamo in quelle parti del mondo dalle quali fiumane dolenti si riversano nella nostra civilt\u00e0, portandovi &#8220;immigrati&#8221;, &#8220;extracomunitari&#8221;, &#8220;clandestini&#8221;, &#8220;irregolari&#8221;. Spingendo persone a umiliarsi chiedendoci aiuto, lavoro, cura, dignit\u00e0.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">L&#8217;IISMAS \u00e8 nato da questi viaggi, dall&#8217;esigenza, tracimata da cuori e menti, di condividere con gli altri le nostre esperienze, per cercare di fare qualcosa insieme. Insieme con voi.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Non \u00e8 possibile attraversare la Cambogia , dove le rovine che ha lasciato dietro di s\u00e8 Pol Pot sono ancora, simbolicamente, fumanti, e al ritorno non voler parlare con tutti dei bambini senza famiglia. Quelli che ti guardano vergognosi mentre mangi, senza chiedere nulla, per vedere se lasci del pane sul desco. Quegli stessi piccoli che, quando ordini del cibo anche per loro, non si avventano come cuccioli affamati, ma si dividono con giudizio il ben di Dio che \u00e8 arrivato insieme con i turisti. Quegli stessi che, davanti alle meraviglie di Angkor Wat, ti offrono i fermagli con le farfalle per tirar su un po&#8217; di denaro e continuare a vivere. Quegli stessi che, di notte, srotolano le stuoie di paglia e dormono sui marciapiedi di Phnom Penh. Sono gli stessi piccoli dei quali la mafia cinese e quella thailandese fanno mercato, per la miserabile passione dei pedofili o per le nutrite tasche di qualche ricco malato, bisognoso di un trapianto. E come non provare il desiderio di trasmettere a tutti l&#8217;immagine di una giovane etiopica dagli occhi tristi, a Zalambesa, sul confine con l&#8217;Eritrea, che la guerra tra i due Paesi ha diviso dai figli? Loro vivono &#8220;dall&#8217;altra parte&#8221;, con i nonni, dove c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 miseria e dove alla mamma non \u00e8 permesso andare.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">O, ancora, come riuscire a visitare l&#8217;ospedale di Macall\u00e8 (Etiopia) e le sue corsie dai muri scrostati e dai letti arrugginiti, senza avvertire forte il desiderio di riferire ai medici, a tutti i medici di questa parte del pianeta, in che condizioni i loro coraggiosi colleghi si trovano a lavorare, nel tentativo di strappare vite alla malattia e alla povert\u00e0?<\/p>\n<p class=\" text-justify\">La nostra rivista quadrimestrale (ma se avremo sovvenzioni, riusciremo a farla uscire con maggior frequenza) conterr\u00e0, soprattutto, articoli scientifici, grazie ai contributi dei medici che lavorano per l&#8217;IISMAS. Ci rivolgiamo anche agli specialisti del settore, agli intellettuali, ai tecnici, antropologi, psicologi, esperti in scienze umane, economiche, del lavoro, ma anche agli insegnanti, per far s\u00ec che la rivista diventi uno strumento di approfondimento.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">E&#8217; nelle nostre intenzioni, per\u00f2, dare spazio anche a tutti gli altri temi della globalit\u00e0, dai racconti di viaggio agli aspetti giuridici dell&#8217;immigrazione, dall&#8217;arte alla cucina, alla musica, alla moda etnica, alla bibliografia. Un progetto: mettere insieme tante attivit\u00e0 ed esplorare terreni che abbracciano cultura, salute e immigrazione, attraverso esperienze, analisi, testimonianze, per fornire al lettore una visione attenta su questo nostro mondo, sempre pi\u00f9 globalizzato.<\/p>\n<p>Questi ultimi mesi sono stati terribili, sulla scia dell&#8217;11 settembre, con l&#8217;attacco alle torri gemelle: la guerra in Iraq, la ribellione cecena in Russia, che ha gi\u00e0 fatto tante vittime, le minacce continue stanno tenendo in scacco un mondo dominato ormai dalla paura. In questo scenario molte cose sono cambiate e molte altre si sono radicalizzate, con il rischio reale di uno scontro di civilt\u00e0. Noi crediamo che la soluzione sia accogliere, con l&#8217;entusiasmo dei bambini, culture e tradizioni che non conosciamo. Per scoprire che, forse, non siamo cos\u00ec diversi da quelli che ci arrivano sotto casa e che hanno tanti nomi quanti sono gli angoli del globo. Per conoscere e non aver pi\u00f9 paura. Per sentirsi nascere dentro il desiderio di chiamarci tutti, un giorno, semplicemente terrestri.<\/p>\n<div class=\"\">\n<div class=\"content-view-embed\">\n<div class=\"class-file\">\n<div class=\"content-body attribute-pdf\"><a href=\"https:\/\/www.iismas.it\/index.php\/content\/download\/850\/5976\/file\/rivista_0.pdf\">Leggi la rivista<\/a>\u00a0(1,62 MB)<\/div>\n<div>\n<div class=\"border-ml\">\n<div class=\"border-mr\">\n<div class=\"border-mc float-break\">\n<div class=\"content-view-full\">\n<div class=\"class-article\">\n<div class=\"attribute-header\">\n<h1>International Journal of Migration and Transcultural Medicine &#8211; n. 1<\/h1>\n<p>Volume 1, numero 1, Ottobre\/Dicembre 2005<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"main-content-block\">\n<div class=\"lft_side\">\n<div class=\"attribute-image\">\n<div class=\"img_frame\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" title=\"International Journal of Migration and Transcultural Medicine - n. 1\" src=\"https:\/\/www.iismas.it\/var\/eziismas_site\/storage\/images\/pubblicazioni\/international-journal-of-migration-and-transcultural-medicine-n.-1\/6000-1-ita-IT\/International-Journal-of-Migration-and-Transcultural-Medicine-n.-1_large.jpg\" alt=\"International Journal of Migration and Transcultural Medicine - n. 1\" width=\"200\" height=\"280\" \/><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"rgt_side\">\n<div class=\"date\">\n<p class=\"year\">30\/11\/2005<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"attribute-long\">\n<p class=\" text-justify\">Editoriale\u00a0<b>Aldo Morrone<\/b><\/p>\n<p class=\" text-justify\">Scrivere un editoriale sull&#8217;aereo che mi riporta da Addis Abeba in Italia, non \u00e8 molto facile. Troppe emozioni, troppi sentimenti contrastanti e non ancora sufficientemente elaborati e filtrati, mi riempiono l&#8217;animo e la mente e non mi permettono una neutralit\u00e0 di giudizio. D&#8217;altra parte \u00e8 inimmaginabile credere di mantenere un&#8217;obiettivit\u00e0 scientifica quando si \u00e8 coinvolti in passioni, emozioni, sogni lotte, successi e sconfitte.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Nel Tigray, nel distretto di Almata, ho toccato con mano la violenza devastatrice della malaria, molto pi\u00f9 violenta dell&#8217;infezione da HIV- Aids. Una delle cause dell&#8217;aumento di questa patologia \u00e8 data dalla raccolta di acqua piovana che i contadini sono costretti ad usare per irrigare i terreni e cos\u00ec potersi sfamare. Sembra che si sia abbattuto su di loro un cinico destino: ammalarsi di malaria o morire di fame!<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Gli attacchi terroristici a Londra del sette luglio ci hanno fatto ripiombare in un incubo da cui credevamo essere usciti solo da poco. Di nuovo \u00e8 partito il tam-tam politico massmediologico: fuori gli immigrati dall&#8217;Europa, dal nostro Paese. L&#8217;equazione immigrato uguale terrorista sembra pi\u00f9 penetrare tra l&#8217;opinione pubblica. A nulla valgono i certificati britannici di nascita degli attentatori di Londra. I poteri forti colgono ogni occasione per cercare di aumentare il senso di smarrimento dei cittadini. Una volta \u00e8 l&#8217;emergenza caldo, un&#8217;altra volta l&#8217;emergenza freddo, l&#8217;emergenza pit bulls, una-bomber, tsunami, influenza aviaria\u2026.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Le persone avvertono paura, incertezza sul presente e sul futuro. Si rinchiudono in casa e dentro di loro per maggior sicurezza. La precariet\u00e0 del lavoro, della casa, degli affetti si somma al resto. Eppure, fino a pochi anni fa, avevano provato a convincerci che stavamo per raggiunger un benessere ed una sicurezza che mai avremmo potuto sognare o realizzare. L&#8217;illusione \u00e8 finita ed i giochi di prestidigitazione sono stati scoperti. Abbiamo dovuto reimparare che la sicurezza o ce la diamo noi o nessuno pu\u00f2 sostituirci. Non si diventa ricchi, pi\u00f9 belli, pi\u00f9 giovani con un colpo di bacchetta magica. La nostra personalit\u00e0, la nostra sicurezza, i nostri affetti si costruiscono giorno dopo giorno, con sacrifici, con battaglie, alcune vinte altre perse. \u00c8 il difficile e affascinate cammino del quotidiano che ci pu\u00f2 aiutare a cogliere lo straordinario che \u00e8 dentro di noi o accanto a noi e che spesso, troppo spesso ci sfugge. Abbiamo avuto paura a confrontarci con l&#8217;altro, sia quello che \u00e8 dentro di noi sia quello che ormai incontriamo ogni giorno sull&#8217;autobus, al mercato, alla fila all&#8217;ufficio postale. \u00c8 come se ci fossimo risvegliati bruscamente da un incubo: la paura ancora si confonde con la certezza che si trattava solo di un brutto sogno. Gli anni passano e ci siamo lasciati irretire da promesse di facili guadagni, di facili interventi estetici, che ci sostituissero nei rapporti umani. Nessuno pu\u00f2 sostituire il nostro impegno, la nostra responsabilit\u00e0, la storia, e non solo la cronaca, dipendono anche da noi. Siamo noi a proporre il nostro futuro e a disegnarne il percorso.La delega, nella vita, non funziona. Non possiamo limitarci a commentare i fatti, non siamo commentatori, siamo i protagonisti della storia. \u00c8 in questa cornice che possiamo inscrivere il nostro impegno di responsabilit\u00e0 e di piacere di sporcarsi le mani, non possiamo estraniarci dalla lotta. Spesso nei momenti dove le sconfitte e le ferite bruciano di pi\u00f9, mi ritrovo a pensare ad Antonio Gramsci in carcere a Turi, alla sua strenua resistenza contro la disperazione, la malattia e il dubbio. Dovremmo leggere pi\u00f9 spesso le sue lettere dal carcere: una testimonianza di eccezionale coraggio, portata avanti fino alla fine.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">E allora ritengo che un destino cos\u00ec crudele a noi tutti sia stato risparmiato.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Non abbiamo quindi diritto a lamentarci, ma abbiamo il dovere di indignarci, di orientarci, di conoscere, di condividere con gli altri le nostre esperienze. Di raccontare con gli occhi del cuore e la lucidit\u00e0 della mente ci\u00f2 che vediamo.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">La nostra rivista, ci auguriamo, possa contribuire a tutto questo: a mettere insieme non solo esperienze scientifiche, ma approfondimenti, racconti, testimonianze di chiunque abbia voglia di trovare insieme agli altri un cammino, un percorso comune. Per il semplice fatto di avere un&#8217;origine comune e di trovarci tutti reciprocamente collegati in un destino unico, in un futuro sempre aperto, anch&#8217;esso comune.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"border-bl\">\n<div class=\"border-br\">\n<div class=\"attribute-header\">\n<h1>International Journal of Migration and Transcultural Medicine &#8211; n. 2<\/h1>\n<p>Volume 1, numero 2, Gennaio\/Aprile 2006<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"main-content-block\">\n<div class=\"lft_side\">\n<div class=\"attribute-image\">\n<div class=\"img_frame\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" title=\"International Journal of Migration and Transcultural Medicine - n. 2\" src=\"https:\/\/www.iismas.it\/var\/eziismas_site\/storage\/images\/pubblicazioni\/international-journal-of-migration-and-transcultural-medicine\/international-journal-of-migration-and-transcultural-medicine-n.-2\/6104-1-ita-IT\/International-Journal-of-Migration-and-Transcultural-Medicine-n.-2_large.jpg\" alt=\"International Journal of Migration and Transcultural Medicine - n. 2\" width=\"200\" height=\"280\" \/><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"rgt_side\">\n<div class=\"date\">\n<p class=\"year\">31\/03\/2006<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"attribute-long\">\n<p class=\" text-justify\"><b>Sommario<\/b><\/p>\n<p class=\" text-justify\"><b>Presentazione rivista\u00a0<\/b>\/\u00a0<i>Presentation of the journal<\/i><\/p>\n<p class=\" text-justify\"><b>Attivit\u00e0 dell&#8217;Italian Dermatological Hospital<\/b><br \/>\n<i>Activity of Italian Dermatological Hospital<\/i><\/p>\n<p class=\" text-justify\"><b>Notizie IISMAS<\/b>\u00a0\/\u00a0<i>News of IIMASS<\/i><\/p>\n<p class=\" text-justify\">ARTICOLI ORIGINALI<\/p>\n<p class=\" text-justify\"><b>Pandemia da HIV\/AIDS e Allestimento di Sperimentazioni Vaccinali nei Paesi in Via di Sviluppo<\/b><br \/>\n<b>\u00a0<\/b><i>HIV\/AIDS Pandemic \u2013 Vaccine Trials in Developing Countries<\/i><br \/>\n<i>\u00a0<\/i>Fabrizio Ensoli, Stefano Butt\u00f2, Valeria Fiorelli, Barbara Ensoli<\/p>\n<p class=\" text-justify\"><b>Medicina preventiva delle migrazioni: modelli diagnostici a basso costo ed alta efficacia<\/b><br \/>\n<b>\u00a0<\/b><i>Preventive Medicine of Migrations: Low Cost and Highly Efficient Diagnostic Models<\/i><br \/>\n<i>\u00a0<\/i>Lorenzo Nosotti, Ottavio Latini, Ugo Fornari, Isa Buonomini, Luigi Toma, Gennaro Franco, Aldo Morrone<\/p>\n<p class=\" text-justify\"><b>Azioni per promuovere il trattamento di ARV in et\u00e0 pediatrica: una sfida per i servizi sanitari di base nei Paesi in via di Sviluppo.<\/b><br \/>\n<b>\u00a0Il caso Ugandese<\/b><br \/>\n<i>Actions to promote ARV treatment in children:\u00a0<\/i><i>a challenge for the basic health services in developing countries. The Ugandan case<\/i><br \/>\n<i>\u00a0<\/i>Giuseppe Braghieri, Daniele Cristian Passalacqua, Vincenzo Racalbuto<\/p>\n<p class=\" text-justify\"><b>Evento nascita: analogie e differenze tra donne zingare e donne non zingare<\/b><br \/>\n<b>\u00a0<\/b><i>Analogies and differences in giving birth between gipsy women and non-gipsy women<\/i><br \/>\n<i>\u00a0<\/i>Manola Bacchis e Paolo Contu<\/p>\n<p class=\" text-justify\">NEWS a cura di Anna Novara<\/p>\n<p class=\" text-justify\"><b>News \u2013 Eventi<\/b><br \/>\n<b>\u00a0<\/b><b>News \u2013 Convegni e corsi<\/b><br \/>\n<b>\u00a0<\/b><b>News \u2013 Rassegna giuridica<\/b><br \/>\n<b>\u00a0<\/b><b>News \u2013 Recensioni libri<\/b><\/p>\n<p class=\" text-justify\"><b>Istruzioni per gli Autori \/\u00a0<i>Guidelines for Authors<\/i><\/b><\/p>\n<div class=\"\">\n<div class=\"content-view-embed\">\n<div class=\"class-file\">\n<div class=\"content-body attribute-pdf\"><a href=\"https:\/\/www.iismas.it\/index.php\/content\/download\/1307\/8777\/file\/Rivista_2.pdf\">Leggi la rivista<\/a>\u00a0(1,78 MB)<\/div>\n<div>\n<div class=\"attribute-header\">\n<h1>International Journal of Migration and Transcultural Medicine &#8211; n. 3<\/h1>\n<p>Volume 1, numero 3, Settembre\/Dicembre 2006<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"main-content-block\">\n<div class=\"lft_side\">\n<div class=\"attribute-image\">\n<div class=\"img_frame\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" title=\"International Journal of Migration and Transcultural Medicine - n. 3\" src=\"https:\/\/www.iismas.it\/var\/eziismas_site\/storage\/images\/pubblicazioni\/international-journal-of-migration-and-transcultural-medicine\/international-journal-of-migration-and-transcultural-medicine-n.-3\/6117-1-ita-IT\/International-Journal-of-Migration-and-Transcultural-Medicine-n.-3_large.jpg\" alt=\"International Journal of Migration and Transcultural Medicine - n. 3\" width=\"200\" height=\"280\" \/><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"rgt_side\">\n<div class=\"date\">\n<p class=\"year\">30\/11\/2006<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"attribute-long\">\n<p class=\" text-justify\">Eccomi di nuovo su un aereo verso l&#8217;Africa a tentare di mettere a fuoco anni di impegno, di lotta, per condividere con migliaia di persone i loro sforzi per vivere meglio in salute e dignit\u00e0 la loro vita. All&#8217;alba, al canto del muezzin ci si alza e si corre verso l&#8217;aeroporto: speriamo non abbiano cancellato il volo! No, il volo non \u00e8 stato cancellato! E&#8217; solo in ritardo. Come sempre. Come sempre tutti sembrano in ritardo rispetto al nostro occidente, alla nostra Europa. Il comandante ha avvisato i passeggeri: mancano i documenti di volo per poter decollare.\u00a0<i>No problem!<\/i>\u00a0Arriveranno.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Mi ricordo che non ho ancora scritto l&#8217;editoriale per la nostra rivista, un numero speciale che vogliamo pubblicare in occasione del primo congresso internazionale su\u00a0<i>\u201cDermatological care for all: a basic human right\u201d<\/i>\u00a0che stiamo tentando di organizzare ad Addis Abeba e a Mekele dal 1 al 4 novembre 2006. Una sfida che donne e uomini di scienza hanno voluto lanciare ad un sistema che\u00a0<i>\u201cappare\u201d<\/i>\u00a0solidale e attento agli altri. Una sfida ad una scienza che\u00a0<i>\u201cappare\u201d<\/i>\u00a0in continua crescita soprattutto verso se stessa, pi\u00f9 che verso la condivisione delle sue scoperte. Un congresso internazionale scientifico senza alcuna sponsorizzazione dall&#8217;industria farmaceutica.\u00a0<i>Mission impossible?<\/i><br \/>\n<i>\u00a0<\/i>Eppure sono fiducioso perch\u00e9 convinto, come afferma Leonardo Boff nel suo testo \u201cLa carezza del creato\u201d che la ragione analitico-strumentale lascia il posto alla ragione-cordiale,\u00a0<i>all&#8217;esprit de finesse<\/i>, allo spirito di delicatezza, al sentimento profondo. La centralit\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 occupata dal logos-ragione, ma dal pathos-sentimento. Pi\u00f9 che il cartesiano\u00a0<i>cogito ergo sum<\/i>: penso, dunque esisto, vale il\u00a0<i>sentio ergo sum<\/i>: sento, dunque esisto. E sento che tutti insieme, forse potremmo farcela.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Tutto questo correre, impegnarsi dal mattino alla sera, incontri, seminari, workshop, meeting, telefonate, e-mail, ha davvero un senso? Essere affogati dall&#8217;emergenza, ci consente di volare in alto? Salvare o meglio\u00a0<i>\u201ccredere o pretendere di salvare\u201d<\/i>\u00a0migliaia di vite umane ci pu\u00f2 allontanare da un quotidiano assai pi\u00f9 vicino e assai pi\u00f9 difficile?<br \/>\nDavvero l&#8217;Africa ha bisogno dell&#8217;aiuto dell&#8217;Europa e degli USA, dei paesi cosiddetti industrializzati? Possiamo sentirci per questo \u201cbuoni\u201d e \u201csolidali\u201d ? Essere o pretendere di essere buoni, appartenendo al Nord del mondo, pu\u00f2 essere possibile? Alberto Maggi e Antonio Thellung nel loro bel libro\u00a0<i>\u201cLa conversione dei buoni\u201d<\/i>\u00a0affermano che la sindrome dei buoni sta proprio nel sentirsi dalla parte giusta. Tutti crediamo che i cattivi dovrebbero convertirsi per diventare buoni; invece, secondo il vangelo, tutti, ma proprio tutti, dobbiamo convertirci per diventare figli. Sono un po&#8217; dubbioso sulla divisione in buoni e cattivi dell&#8217;umanit\u00e0. Le nostre societ\u00e0 si basano su strutture caratterizzate dai buoni principi, cio\u00e8 ordine, gerarchia, obbedienza, sottomissione alla legge e a chi la rappresenta. Se il mondo, cos\u00ec come lo conosciamo, \u00e8 sempre stato nelle mani dei buoni, forse sarebbe ora, visti i risultati, che passasse nelle mani dei \u201ccattivi\u201d .<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Sar\u00e0 per questo che mi sento sempre dalla parte sbagliata, anche su questo piccolo aereo! Sono consapevole di appartenere a una minoranza. Forse dovremo infrangerle le regole che\u00a0<i>producono, come effetti collaterali fame, miseria, disperazione, guerre, malattie per centinaia e centinaia di milioni di esseri umani. Gran parte di quelli che incontro in questo grande, affascinate e disperato paese.<\/i><\/p>\n<p class=\" text-justify\">Oggi \u00e8 impossibile pensare ingenuamente che la povert\u00e0 sia un fatto casuale e ignorare le cause del sistematico impoverimento di alcuni gruppi sociali. Tanto pi\u00f9 considerando che la nostra societ\u00e0 si dice richiamarsi a radici cristiane.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">L&#8217;esperienza ci ha insegnato che spesso la solidariet\u00e0 \u00e8 carica di pericoli e di ambiguit\u00e0, soprattutto quando non rappresenta una tappa intermedia verso la giustizia. Credo che avremmo pi\u00f9 bisogno di persone giuste che solidali.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Finalmente stiamo per decollare. Sembra che siano arrivati i documenti. Un piccolo ritardo di oltre un&#8217;ora. Le immagini della citt\u00e0 con i suoi ( pochi ) grattacieli e le sue ( molte ) bidonvilles si rimpiccioliscono sempre pi\u00f9. Ho un po&#8217; di paura, come sempre, ma non lo voglio confessare. I fokkers sono aerei piccoli, ad elica, ma forse tra i pi\u00f9 sicuri, almeno cos\u00ec affermano gli esperti.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Ritorno alle mie riflessioni. Quando pensiamo all&#8217;Africa continuiamo a rappresentarci immagini di miseria, capanne, mosche appiccicate per sempre sul volto dei bambini col naso gocciolante di muco, cadaveri, guerre etniche, malaria, AIDS. Ma \u00e8 davvero cos\u00ec? C&#8217;\u00e8 dell&#8217;altro che non riusciamo a percepire o a scorgere? Sappiamo andare oltre i luoghi comuni? Forse abbiamo dimenticato troppo in fretta i nostri passati legami con questo continente: le diecine di milioni di schiavi, i furti di oggetti d&#8217;arte, di risorse geo-minerali e umane. Il commercio degli schiavi, in particolare, non solo uccise e priv\u00f2 della loro umanit\u00e0 milioni di persone, ma distorse in maniera irreversibile lo sviluppo della civilt\u00e0 africana: famiglie intere furono disperse e numerose societ\u00e0 andarono in rovina, aprendo in tal modo le porte all&#8217;invasione e alla colonizzazione europea del continente. La folle\u00a0<i>\u201ccorsa all&#8217;Africa\u201d<\/i>\u00a0cominci\u00f2 solo negli anni ottanta del XIX secolo, quando l&#8217;Europa si impadron\u00ec del continente. Nell&#8217;arco di tre generazioni, le potenze coloniali se n&#8217;erano gi\u00e0 andate lasciando una serie di macerie fumanti. Una serie di \u201cpaesi\u201d creati arbitrariamente secondo le convenienze degli europei con linee rette o curve, assurde a stabilire confini dove si scontravano gli interessi delle potenze coloniali.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Purtroppo l&#8217;Africa non \u00e8 riuscita a svilupparsi, come avrebbe meritato, perch\u00e9 dagli anni sessanta e settanta, e spesso ancora oggi, furono gli \u201c\u00a0<i>esperti\u00a0<\/i>\u201d occidentali a consigliare ai paesi africani le politiche che li avrebbero portati alla catastrofe. Tra il 1975 e il 2005 il P.I.L. pro capite \u00e8 diminuito del 45% e le esportazioni si sono ridotte di oltre la met\u00e0 a causa del crollo dei prezzi delle materie prime.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">In Africa si stanno rilanciando, seppur con fatica, le moderne tecnologie scientifiche che potranno aiutare alcuni paesi ad avviare un futuro migliore nella capacit\u00e0 che riusciranno ad avere di appropriarsene senza pi\u00f9 bisogno di esperti stranieri inviati dai vari governi occidentali, che dicano loro cosa devono fare.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Quando l&#8217;economia va male e i governi decidono di tagliare le spese, sanit\u00e0 e istruzione sono di solito le prime a pagare. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) \u00e8 stato ribattezzato da molti medici africani \u201c\u00a0<i>Fondo Mortalit\u00e0 Infantile\u00a0<\/i>\u201d poich\u00e9 essi affermano che dopo le visite del FMI i bambini dei loro paesi cominciano a morire come mosche.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">La crisi economica e le politiche imposte dal FMI e dalla Banca Mondiale (BM), hanno prodotto sul piano sociosanitario un effetto perverso: adesso la gente deve pagare per cure che un tempo, tutto sommato, riceveva gratuitamente. Nessuno \u00e8 esente, anche nei casi pi\u00f9 gravi.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Sotto di me, immensi campi coltivati, macchie verdi e brune che mi ricordano le tute mimetiche dei militari che si trovano in tanti paesi. Quest&#8217;anno le piogge sono state abbondanti, anche troppo. Numerose inondazioni hanno ucciso migliaia di persone e migliaia di capi di bestiame. Sembra un destino cinico e barbaro: siccit\u00e0 o alluvioni, e quindi carestie o malaria.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Al congresso abbiamo voluto invitare medici, scienziati e ricercatori impegnati nelle pi\u00f9 prestigiose istituzioni scientifiche d&#8217;Europa e degli USA a confrontarsi direttamente sul terreno, in trincea, nel vero senso della parola, dove si generano malattie e condizioni socio-ambientali incompatibili con una vita dignitosa.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">\u201cNeglected diseases of neglected people\u201d avremmo potuto intitolare il congresso, perch\u00e9 in effetti si tratta di malattie dimenticate e di popoli abbandonati. Ma da chi? E perch\u00e9?<\/p>\n<p class=\" text-justify\">La scienza pu\u00f2 rappresentare un fattore di moltiplicazione del potere costituito dal capitale, oppure strumento di liberazione dei popoli. \u00c8 quanto ha sempre affermato lo scienziato Giulio Maccacaro. Un certo tipo di scienza ha sempre rappresentato un&#8217;espressione del potere politico ed economico. E di scienza \u00e8 ormai fatto il potere e di potere gli uomini vivono e muoiono. Fare scienza significa sempre lavorare\u00a0<i>per\u00a0<\/i>l&#8217;uomo o\u00a0<i>contro\u00a0<\/i>l&#8217;uomo ed ogni uomo \u00e8 oggi raggiunto dalla scienza per esserne fatto pi\u00f9 libero o pi\u00f9 oppresso. La stessa medicina \u00e8 andata sempre pi\u00f9 adeguandosi alla logica del profitto che non a quella della vita e della salute. Sembra quasi che si studino e si curino solo le malattie che in termini di profitto immediato siano remunerative. Anche in Italia, per gli anziani pensionati a reddito minimo affetti da banali malattie della vecchiaia, non sembra esservi molto spazio nelle nostre moderne istituzioni sanitarie.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">E allora nasce forte un sentimento di indignazione, anche perch\u00e9 ci si sente complici di un sistema perverso che non si riesce a cambiare. Indignazione per le ingiustizie, per la forbice fra ricchi e poveri e fra chi nasce in Europa e chi nasce in Africa subSahariana. Indignazione perch\u00e9 loro sono senza futuro e soprattutto senza dignit\u00e0 e senza voce. L&#8217;indignazione non \u00e8 fuori moda, o inutile. Se riesce a lasciare spazio alle emozioni e alla tenerezza dei rapporti, pu\u00f2 condurre verso un impegno profondo e maturo. Credo che le emozioni, il pathos, la tenerezza che emerge nell&#8217;atto stesso di esistere con gli altri nel mondo, possa rappresentare pi\u00f9 che una semplice speranza. Non siamo mai soli, n\u00e9 esistiamo, co-esistiamo, con-viviamo e siamo in com-unione con le realt\u00e0 apparentemente pi\u00f9 lontane.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Blaise Pascal ha introdotto una importante distinzione per aiutarci a comprendere la cura e la tenerezza:\u00a0<i>l&#8217;esprit de finesse\u00a0<\/i>e\u00a0<i>l&#8217;esprit de g\u00e9ometrie\u00a0<\/i>.\u00a0<i>L&#8217;esprit de finesse\u00a0<\/i>\u00e8 lo spirito di finezza, di sensibilit\u00e0 di cura e di tenerezza.\u00a0<i>L&#8217;esprit de g\u00e9ometrie\u00a0<\/i>\u00e8 lo spirito calcolatore e attivista interessato all&#8217;efficacia e al potere. Da qui mi sembri che passi la linea rossa tra sviluppo compatibile e disperazione esistenziale.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Stiamo per atterrare. Il comandante conferma che tutto va bene. Il tempo a terra \u00e8 buono e la temperatura \u00e8 di 21 gradi. Yeman\u00e8, Margherita e Maria Concetta dovrebbero essere all&#8217;aeroporto ad aspettarmi. Senza di loro\u2026 senza Daniela, Francesco, Beppe, Luigi, Ottavio, Anna, Gennaro, Isa, Valeska, Silvana, Ugo, Nando, Rita, Paola, Massimo, Alessandro, Tedros, Terrace e Barnabas\u2026 e gli innumerevoli collaboratori e amici\u2026 non avrei potuto guardar le stelle e accorgermi che sorridono benevole dei nostri tentativi di comprendere la bellezza, attraverso il volto dell&#8217;altro, dei pi\u00f9 impoveriti ed esclusi. Grazie a tutti<\/p>\n<p class=\" text-justify\"><i>Scritto a mano, il 18 ottobre 2006, durante il volo ET100 delle ore 7.10 da Addis Abeba a Mekelle.<\/i><\/p>\n<div class=\"\">\n<div class=\"content-view-embed\">\n<div class=\"class-file\">\n<div class=\"content-body attribute-pdf\"><a href=\"https:\/\/www.iismas.it\/index.php\/content\/download\/1308\/8781\/file\/Rivista_3.pdf\">Leggi la rivista<\/a>\u00a0(1,31 MB)<\/div>\n<div>\n<div class=\"attribute-header\">\n<h1>International Journal of Migration and Transcultural Medicine &#8211; n. 4<\/h1>\n<p>Volume 1, numero 4, Gennaio\/Aprile 2007<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"main-content-block\">\n<div class=\"lft_side\">\n<div class=\"attribute-image\">\n<div class=\"img_frame\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" title=\"International Journal of Migration and Transcultural Medicine - n. 4\" src=\"https:\/\/www.iismas.it\/var\/eziismas_site\/storage\/images\/pubblicazioni\/international-journal-of-migration-and-transcultural-medicine\/international-journal-of-migration-and-transcultural-medicine-n.-4\/6143-1-ita-IT\/International-Journal-of-Migration-and-Transcultural-Medicine-n.-4_large.jpg\" alt=\"International Journal of Migration and Transcultural Medicine - n. 4\" width=\"200\" height=\"283\" \/><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"rgt_side\">\n<div class=\"date\">\n<p class=\"year\">31\/03\/2007<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"attribute-long\">\n<p class=\" text-justify\"><b>Sommario<\/b><\/p>\n<p class=\" text-justify\"><b>Presentazione rivista\u00a0<\/b>\/\u00a0<i>Presentation of the journal<\/i><\/p>\n<p class=\" text-justify\">ARTICOLI ORIGINALI<\/p>\n<p><b>L&#8217;arte di vivere e morire di cancro, l&#8217;approccio olistico<\/b><br \/>\n<i>Facing death in cancer patiens. a multicultural approach<\/i><br \/>\n<i>\u00a0<\/i>Alberto Pietrangeli<\/p>\n<p><b>Bioetica e immigrazione: il caso della circoncisione maschile rituale in Italia<\/b><br \/>\n<i>Bioethics and immigration: the case of male ritual circumcision in Italy<\/i><br \/>\n<i>\u00a0<\/i>F. Viviani, S. Malaguti, P. Grassivaro Gallo<\/p>\n<p><b>Una famiglia &#8220;allargata&#8221; sudanese si oppone alla Circoncisione Femminile.<\/b><br \/>\n<b>\u00a0Analisi dell&#8217;iniziativa di superamento della C\/F<\/b><br \/>\n<i>Sudanese local initiative against infibulation<\/i><br \/>\n<i>\u00a0<\/i>Nagla Dawelbait, Pia Grassivaro Gallo, Marianna Pappalardo<\/p>\n<p>ARTICOLO DI APPROFONDIMENTO<\/p>\n<p><b>Violenza sui minori in Sri Lanka: un progetto di protezione realizzabile<\/b><br \/>\n<b>\u00a0<\/b><i>Child abuse in Sri Lanka: a feasible action<\/i><br \/>\n<i>\u00a0<\/i>Guido Puletti<\/p>\n<p><b>&#8220;Mille modi per crescere&#8221;: un progetto di formazione per il personale degli asili nido del Comune di Roma.<\/b><br \/>\n<i>&#8220;A thousand ways to grow&#8221;: a training project for professionals working in the nursery\u00a0<\/i><i>schools of the Municipality of Rome<\/i><br \/>\n<i>\u00a0<\/i>Paola Scardella, Aldo Morrone, Laura Piombo<\/p>\n<p class=\" text-justify\">NEWS<\/p>\n<p><b>News \u2013 Eventi<\/b><br \/>\n<b>\u00a0<\/b><b>News \u2013 Convegni e corsi<\/b><br \/>\n<b>News \u2013 Rassegna giuridica &#8211;\u00a0<\/b>a cura di Anna Novara<br \/>\n<b>News \u2013 Recensioni &#8211;\u00a0<\/b>a cura di Eugenia Marino<\/p>\n<p class=\" text-justify\"><b>Istruzioni per gli Autori \/\u00a0<i>Guidelines for Authors<\/i><\/b><\/p>\n<div class=\"\">\n<div class=\"content-view-embed\">\n<div class=\"class-file\">\n<div class=\"content-body attribute-pdf\"><a href=\"https:\/\/www.iismas.it\/index.php\/content\/download\/1324\/8858\/file\/Rivista_4.pdf\">leggi la rivista<\/a>\u00a0(1,14 MB)<\/div>\n<div>\n<div class=\"attribute-header\">\n<h1>International Journal of Migration and Transcultural Medicine &#8211; n. 5<\/h1>\n<p>Volume 1, numero 5, Maggio\/Dicembre 2007<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"main-content-block\">\n<div class=\"lft_side\">\n<div class=\"attribute-image\">\n<div class=\"img_frame\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" title=\"International Journal of Migration and Transcultural Medicine - n. 5\" src=\"https:\/\/www.iismas.it\/var\/eziismas_site\/storage\/images\/pubblicazioni\/international-journal-of-migration-and-transcultural-medicine\/international-journal-of-migration-and-transcultural-medicine-n.-5\/6156-1-ita-IT\/International-Journal-of-Migration-and-Transcultural-Medicine-n.-5_large.jpg\" alt=\"International Journal of Migration and Transcultural Medicine - n. 5\" width=\"200\" height=\"283\" \/><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"rgt_side\">\n<div class=\"date\">\n<p class=\"year\">30\/11\/2007<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"attribute-long\">\n<p>Editoriale\u00a0<b>Aldo Morrone<\/b><\/p>\n<p>SCIENZA E AFRICA<\/p>\n<p>Perch\u00e9 un congresso in Africa? E Perch\u00e9 proprio in Etiopia?<\/p>\n<p>L&#8217;Etiopia rappresenta un Paese di grande cultura e storia. Lucy il primo ominide ritrovato \u00e8 l\u00ec a ricordarci la nostra origine africana. Axum e Lalibela sono un&#8217;altra grande espressione architettonica, culturale e storica dell&#8217;Etiopia. Eppure lo sviluppo economico e scientifico degli ultimi secoli, non sembra abbia tenuto in alcun conto la grande civilt\u00e0 axumita e poi etiopica. La regina di Saba e re Salomone sono passati invano: una straordinaria leggenda che non sembra aver lasciato tracce nello sviluppo del Paese.<\/p>\n<p>Si tratta di un caso isolato? Oppure riguarda tutta la storia dell&#8217;Africa? Perch\u00e9 lo sviluppo economico e soprattutto quello scientifico sembrano ignorare l&#8217;Africa, se non come contenitore di ricchezze da rapinare, come \u00e8 stato per troppi anni?, addirittura secoli?<\/p>\n<p>Abbiamo voluto lanciare una sfida al mondo della ricerca scientifica al quale ci sentiamo di appartenere a pieno diritto, anche se accogliamo, curiamo e studiamo una popolazione estremamente eterogenea composta di immigrati regolari e irregolari, donne vittime della tratta della prostituzione, zingari, pensionati a reddito minimo, richiedenti asilo politico, rifugiati e vittime di tortura. Siamo convinti che lo sviluppo scientifico debba innanzitutto svilupparsi a partire dai bisogni di queste popolazioni e allargarsi al resto del mondo. Ma ogni giorno appare sempre pi\u00f9 eclatante una crisi della scienza moderna che non \u00e8 capace di rispondere al nuovo paradigma di un mondo globalizzato, a partire dalle esigenze del Sud. La nostra \u00e8 ancora una scienza sviluppatasi all&#8217;interno del Nord, con i suoi limiti e zone d&#8217;ombra.<\/p>\n<p>Lo sviluppo della scienza nei suoi rapporti con la natura \u00e8 una delle caratteristiche principali della civilt\u00e0 moderna occidentale. I suoi fondamenti teorici e i suoi rapporti con la tecnica hanno influito notevolmente sulle condizioni di vita umana sulla terra. La scienza e la tecnica moderna hanno consentito all&#8217;umanit\u00e0 di soddisfare i suoi bisogni fondamentali: alimentazione, abitazione, lavoro, salute, trasporti, giochi, attivit\u00e0 sportive e cultura. Fin dall&#8217;inizio, per\u00f2, questi aspetti positivi sono stati accompagnati da limiti evidenti, perch\u00e9 la distribuzione del benessere ha escluso le grandi maggioranze. Storicamente, la scienza moderna \u00e8 legata sia alla produzione di beni che promuovono la vita sia a un&#8217;economia di morte perch\u00e9 genera l&#8217;esclusione dei deboli e produce le armi che sono strumenti di morte.<\/p>\n<p>Sarebbe un&#8217;ingenuit\u00e0 invocare la supposta &#8220;neutralit\u00e0&#8221; della scienza, perch\u00e9 anche lo scienziato e il ricercatore sono &#8220;corpi pensanti&#8221;. Perci\u00f2, la loro attivit\u00e0 intellettuale e tecnica \u00e8 necessariamente condizionata dalle emozioni del proprio corpo e dalle situazioni sociali e politiche in cui ognuno vive e lavora attraverso la propria corporeit\u00e0. Si pu\u00f2 quindi affermare che, nata al servizio dell&#8217;uomo per dominare la natura attraverso la tecnica, la scienza moderna \u00e8 stata dominata dalla tecnologia e dagli interessi economici e politici.<\/p>\n<p>La concezione del mondo e della natura sottesa a questi processi storici \u00e8 un prodotto della rivoluzione scientifica verificatasi tra il Cinquecento e il Seicento. Essa ha preso l&#8217;avvio dalla fisica meccanicistica di Galileo e Newton ed \u00e8 stata completata da Bacone, con la sua ideologia del sapere come insieme di esperimenti per il controllo e il dominio della natura, e dal determinismo deificante e oggettivante di Cartesio. Questa scienza ha cercato di distruggere i presupposti delle vecchie concezioni prescientifiche caratterizzate dalla concezione della natura come organismo, avvolto nel mistero, con una sua vitalit\u00e0 e interiorit\u00e0, verso il quale uomini e donne avevano un atteggiamento di rispetto e di timore, vissuti anche attraverso l&#8217;animismo e la magia, certamente con conseguenze positive e negative. La nuova scienza rifiuta questa concezione della natura come organismo e la sostituisce con una concezione della natura come grande macchina che obbedisce a leggi &#8220;naturali&#8221;, matematiche e meccaniche, che l&#8217;uomo deve conoscere con chiarezza e precisione per dominarla. Un dominio gestito dai maschi, che considerano la donna vicina alla natura come organismo vitale e pieno di mistero, di emozione e desideri, che essi cercano di controllare e dominare, trasformando la donna stessa in una risposta inesauribile da sfruttare e da sottomettere alle fredde e razionali leggi maschili.<\/p>\n<p>Cartesio insegnava che il nostro intervento sulla natura ha lo scopo di rendere l&#8217;uomo &#8221;\u00a0<i>maitre et possesseur de la nature\u00a0<\/i>&#8220;. Bacone affermava che dobbiamo &#8221;\u00a0<i>assoggettare la natura, costringendola a cederci i suoi segreti, legarla al nostro sevizio e farla nostra schiava\u00a0<\/i>&#8220;. Si \u00e8 cos\u00ec creato il mito dell&#8217;essere umano come eroe scopritore e colonizzatore, Prometeo indomabile, con le sue opere faraoniche. (Boff 1995)<\/p>\n<p>Per Cartesio le piante e gli animali sono macchine del tutto prive di ogni interiorit\u00e0. Ci\u00f2 ha contribuito a tacitare gli scrupoli morali riguardo agli esperimenti sugli animali. Il dualismo cartesiano tra\u00a0<i>res cogitans e res extensa\u00a0<\/i>considera la natura come una realt\u00e0 quantificabile e matematizzabile. Si arriva a sostenere come dogma della tradizione cartesiana che ci\u00f2 che non \u00e8 quantificabile non ha neppure una vera e propria esistenza. Questa codificazione priva il rapporto con la natura di qualsiasi dimensione emotiva. Ci\u00f2 ha portato con s\u00e9 il soggiogamento brutale della natura, non solo di quella esterna ma anche di quella interna alle donne e agli uomini, in quanto esseri corporei. Pertanto, l&#8217;intreccio tra le scienza naturale e la tecnica, che data dalla rivoluzione tecnologica iniziata centocinquanta anni fa, ha investito il dominio della natura, ed \u00e8 stata una sconfitta dell&#8217;essere umano. Perch\u00e9 il dominio matematicamente perfetto e non emotivo sulla natura significa anche dominio maschile sulle donne e sugli uomini. In particolare, per ricordare uno dei settori pi\u00f9 importanti, basti pensare che, come afferma Hoesle, &#8220;i danni arrecati alla medicina dal pensiero cartesiano sono inestimabili&#8221;.<\/p>\n<p>La suprema ironia dei nostri giorni \u00e8 esattamente questa: la volont\u00e0 di dominare su tutto facendo di noi dei dominati a assoggettatati agli imperativi di una Terra degradata. L&#8217;utopia di migliorare la condizione umana ha peggiorato la qualit\u00e0 della vita. Soprattutto la volont\u00e0 di migliorare la vita di pochi ricchi a scapito di molti. Il sogno di una crescita illimitata ha prodotto sottosviluppo dei due terzi dell&#8217;umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Alcuni credono al potere messianico della scienza e della tecnica e si dice che esse possano danneggiare, ma anche riscattare e liberare. Di fronte a questo dobbiamo per\u00f2 riflettere seriamente: l&#8217;essere umano rifiuta di essere sostituito dalla macchina, anche quando vede i vantaggi di un processo che risponde alle sue necessit\u00e0 fondamentali. Egli non possiede soltanto delle necessit\u00e0 fondamentali da soddisfare. Egli \u00e8 dotato di capacit\u00e0 che vuole esercitare e manifestare in modo creativo. Non vuole solo ricevere il pane, ma anche aiutare a produrlo in modo da affermarsi come soggetto della propria storia. Ha fame di pane ma anche di partecipazione e bellezza, cose che non sono unicamente garantite dai mezzi di tecnoscienza.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 chi dice: il cambiamento di rotta \u00e8 meglio per noi, per tutti noi, per l&#8217;ambiente e per il complesso delle relazioni umane, per il destino comune di tutti \u00a0 e per la garanzia di vita delle generazioni future. A tale scopo si devono per\u00f2 introdurre correzioni profonde e anche trasformazioni culturali, sociali spirituali e religiose oltre che politiche. E&#8217; su questa risposta\/proposta che punta tutto il movimento di pensiero vicino ai punti di vista del sud. E&#8217; questo cammino che le nostre riflessioni vogliono rafforzare.<\/p>\n<p>In altri termini, dobbiamo entrare in un processo di mutamento di paradigma.<\/p>\n<p>Gli scienziati che, seguendo pi\u00f9 o meno consapevolmente la tradizione cartesiana, hanno matematizzato le scienze della natura pretendono ancora oggi di matematizzare le scienze umane, sociali, economiche, storiche e psicologiche. Tuttavia, se da una parte la tecnologia ha liberato l&#8217;uomo dalla natura, dall&#8217;altra lo vincola a s\u00e9 creando sempre nuovi bisogni o metabisogni, in una corsa illimitata: da un bisogno nasce un altro bisogno e cos\u00ec via all&#8217;infinito. D&#8217;altronde, questa spinta alla crescita, che \u00e8 il motore dell&#8217;attuale modello di sviluppo, comincia a dare segni di cedimento dimostrando che si \u00e8 trattato di un mito che oggi produce effetti ecologicamente negativi. Infatti, la Terra come scrive Hoesle &#8220;non \u00e8 pi\u00f9 in grado di assorbire una quantit\u00e0 indiscriminata di artefatti creati per la soddisfazione di singoli bisogni, generati essi stessi in modo artificiale&#8221; . Essa non \u00e8 pi\u00f9 capace di sopportare il peso di quei meccanismi che la considerano come oggetto o risorsa inesauribile. Non basta quindi la matematizzazione cartesiana delle scienze e delle tecnologie per rendere possibile un tipo di civilt\u00e0 che risponda ai bisogni primari dei singoli e dei popoli.<\/p>\n<p>La loro reificazione e mercificazione pu\u00f2 anzi portare con s\u00e9 la distruzione della natura e degli uomini, delle donne e dei popoli.<\/p>\n<p>La crisi della scienza e della tecnologia \u00a0 ha messo fortemente in questione questo tipo di civilt\u00e0, con particolare riferimento alla loro incapacit\u00e0 \u00a0 di assumere il senso dei limiti della natura che la scienza non aveva mai sospettato.<\/p>\n<p>In particolare questa crisi appare evidente quando si esaminano i rapporti Nord-Sud. Essa non \u00e8 stata capace di organizzare un modo di produzione che avesse come base una solidariet\u00e0 comune per cercare insieme le risposte ai problemi di tutti. Inoltre, non ha saputo bloccare l&#8217;ingiusta accumulazione di tre quarti della ricchezza nei paesi del nord, che sono un quarto della popolazione mondiale. Ha creato un&#8217;organizzazione coloniale basata sulla divisione tra le grandi maggioranze (90%) escluse e i settori dominanti (10%), cui il Nord offre uno standard di vita simile al proprio con il compito di bloccare e nascondere le possibili ribellioni delle persone emarginate e impoverite. Ha organizzato la produzione e il commercio delle armi per aiutare i settori dominanti a bloccare, anche militarmente, le ribellioni degli esclusi e per organizzare in proprio gli interventi militari e cosiddetti &#8220;umanitari&#8221; nei paesi del sud. Il trasferimento di tecnologie non adatte alla realt\u00e0 e all&#8217;organizzazione sociale dei singoli paesi colonizzati ha creato disagio e sofferenze a livello socio-economico e culturale. La colonizzazione dell&#8217;immaginario ha imposto la cultura dell&#8217;Occidente, provocando il blocco e la distruzione delle culture autoctone, mostrando cos\u00ec la razionalit\u00e0 escludente della cultura e della scienza moderna.<\/p>\n<p>Ricordiamo che, a partire dall&#8217;Ottocento e poi nel Novecento, sono esistite altre riflessioni filosofiche sul rapporto tra scienza e natura che si riferivano alla tradizione cartesiana per criticarla. Di fatto, esse non hanno avuto un impatto consistente sullo sviluppo della tecnologia moderna, ma sono state recepite e riformulate nella ricerca di un nuovo tipo di scienza. Superata la rigidit\u00e0 della reificazione e della quantificazione del metodo cartesiano, secondo Marcello Cini si sta passando dall&#8217;universo delle leggi naturali al mondo dei processi evolutivi.<\/p>\n<p>Si deve osservare che la scienza e la tecnica moderna hanno suscitato grandi speranze. Per molti anni, in base alle scoperte e ai progressi della scienza, si \u00e8 ripetutamente affermato che la scienza e la tecnologia avrebbero risolto tutti i problemi dell&#8217;umanit\u00e0. Ancora oggi \u00e8 molto diffuso il concetto secondo cui &#8221;\u00a0<i>la tecnologia aggiuster\u00e0 tutto\u00a0<\/i>&#8220;. Si tratta in realt\u00e0 di un&#8217;ideologia. Le scoperte dell&#8217;umanit\u00e0 sono sempre provvisorie, relative, con limiti pi\u00f9 o meno palesi. Il paradiso che la scienza prometteva non \u00e8 mai stato raggiunto. Perci\u00f2, si riconosce pi\u00f9 facilmente che la scienza non pu\u00f2 essere neutrale e non pu\u00f2 sfuggire ai giudizi dell&#8217;etica e pensare se stessa come unico criterio. Va ricordata la situazione della bioetica e quella del rapporto tra l&#8217;etica e la ricerca scientifica sugli armamenti, strumenti di morte, al servizio di una economia di morte. Si pensi a una bioetica che non riesce a garantire il diritto alla salute a tutti i cittadini del mondo indipendentemente dalle loro categorie d&#8217;appartenenza. Si pensi ancora che la maggior parte dei risultati delle ricerche e delle scoperte scientifiche sino ad oggi ottenute, sono utilizzate solo da una parte minima degli esseri umani. I bambini dei PVS ancora muoiono per diarrea, mentre nel nord si riescono a trapiantare pi\u00f9 organi contemporaneamente.<\/p>\n<p>Avviare la ricerca in questa direzione richiede un dibattito e un chiarimento sulla conoscenza. Si sta superando oggi la concezione della conoscenza come insieme di idee chiare e distinte. \u00c8 necessario recuperare il senso del limite, in &#8221;\u00a0<i>uno spirito di demistificazione delle leggi e dei principi della razionalit\u00e0, per arrivare ad assaporare tutta la ricchezza e la complessit\u00e0 della vita\u00a0<\/i>&#8220;. Si tratta inoltre di riconoscere il valore intellettuale dell&#8217;emozione e dei desideri degli uomini e delle donne, in quanto corpi pensanti, cercando di uscire dalla logica dell&#8217;incontro\/scontro tra forza e debolezza: come sottolinea Baker: &#8221;\u00a0<i>Laddove la forza impone e la debolezza soccombe, la dolcezza apre le braccia. La dolcezza \u00e8 tolleranza, \u00e8 senso della misura, \u00e8 attenzione alle sfumature. La dolcezza fa passi leggeri, si guarda intorno, beve la vita. La dolcezza ha un senso del limite, non spinge a fare cose a tutti i costi. La dolcezza \u00e8 fragilit\u00e0, e questa fragilit\u00e0 \u00e8 la sua garanzia\u00a0<\/i>&#8220;. In un momento di confusione e caos, di caduta delle ideologie, si deve riconoscere che &#8220;ogni atto creativo \u00e8 sempre prodotto di un processo caotico&#8221;<\/p>\n<div class=\"\">\n<div class=\"content-view-embed\">\n<div class=\"class-file\">\n<div class=\"content-body attribute-pdf\"><a href=\"https:\/\/www.iismas.it\/index.php\/content\/download\/1325\/8862\/file\/Rivista_5.pdf\">leggi la rivista<\/a>\u00a0(1,16 MB)<\/div>\n<div>\n<div class=\"attribute-header\">\n<h1>International Journal of Migration and Transcultural Medicine &#8211; n. 6<\/h1>\n<p>Volume 1, numero 6, Gennaio 2008<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"main-content-block\">\n<div class=\"lft_side\">\n<div class=\"attribute-image\">\n<div class=\"img_frame\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" title=\"International Journal of Migration and Transcultural Medicine - n. 6\" src=\"https:\/\/www.iismas.it\/var\/eziismas_site\/storage\/images\/pubblicazioni\/international-journal-of-migration-and-transcultural-medicine\/international-journal-of-migration-and-transcultural-medicine-n.-6\/6208-1-ita-IT\/International-Journal-of-Migration-and-Transcultural-Medicine-n.-6_large.jpg\" alt=\"International Journal of Migration and Transcultural Medicine - n. 6\" width=\"284\" height=\"400\" \/><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"rgt_side\">\n<div class=\"date\">\n<p class=\"year\">30\/01\/2008<br \/>\nPOVERT\u00c0 E SALUTE<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"attribute-long\">\n<p>\u201c Le condizioni sociali in cui le persone vivono influenzano in maniera preponderante le loro probabilit\u00e0 di essere in buona salute. Infatti fattori quali povert\u00e0, esclusione e discriminazione, condizioni abitative povere, condizioni non sane dell\u2019 infanzia e basso livello occupazionale sono determinanti importanti nella maggior parte delle malattie, dei decessi e delle diseguaglianze di salute fra e all\u2019interno dei paesi \u201c(WHO, 2004).<\/p>\n<p>Nei paesi ad alto e medio reddito appartenenti alla regione europea dell\u2019 Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 (OMS), le aspettative di vita e la possibilit\u00e0 di vivere una vita sana sono ancora collegati strettamente a fattori socioeconomici dell\u2019 individuo e delle famiglie. Le disuguaglianze in salute sono sia ingiuste che evitabili, in quanto sono causate da politiche pubbliche non adeguate e da stili di vita influenzati da fattori strutturali inadeguati (1).<br \/>\nTali fattori contraddicono il principio fondamentale dell\u2019uomo rappresentato dal \u201cdiritto di raggiungere il livello pi\u00f9 elevato di salute fisica e mentale\u201d (2). Migliorare lo stato di salute dei gruppi socio-economicamente meno privilegiati al livello gi\u00e0 raggiunto dalle persone pi\u00f9 privilegiate dovrebbe quindi essere una dimensione chiave di tutte le politiche sanitarie internazionali, nazionali e locali. L\u2019importanza di migliorare la salute in generale e<br \/>\ndi migliorarla nei gruppi a basso reddito in particolare, \u00e8 ancora un\u2019urgenza pi\u00f9 grande nei paesi della centrale e l\u2019Europa Orientale (CCEE) ed all\u2019interno della Comunit\u00e0 degli Stati Indipendenti (NIS).<br \/>\nLe organizzazioni internazionali, quali l\u2019OMS, da tempo sono impegnate nel promuovere e sostenere gli sforzi per ridurre le ingiustizie sociali nella salute. Esempi recenti sono la Commissione sui Determinanti sociali di salute ell\u2019OMS<br \/>\n(3), contributi alla Carta di Bangkok sulla Promozione della Salute in un Mondo Globalizzato (4) e nell\u2019 istituzione del nuovo Ufficio Europeo dell\u2019OMS per gli Investimento per Salute e lo Sviluppo con sede a Venezia (5).<br \/>\nL\u2019equit\u00e0 nella salute \u00e8 considerata come un valore fondamentale in 34 delle 40 linee politiche sulla salute sviluppate nei diversi paesi della regione europea dell\u2019OMS, come pure nella Carta di Bangkok sulla Promozione della Salute in un Mondo Globalizzato. La povert\u00e0 limita severamente la possibilit\u00e0 di una vita sana ed \u00e8 ancora in alcuni paesi europei una causa importante di scarsa salute e in particolare di ingiustizie nell\u2019accesso ai servizi sanitari. La salute pu\u00f2 anche essere una causa importante di impoverimento, poich\u00e9 pu\u00f2 portare a una voce di spesa ingente in una famiglia, spingendo le famiglie e gli individui in ulteriore povert\u00e0. Per contro, il miglioramento della salute pu\u00f2<br \/>\nessere un requisito preliminare per poter migliorar l\u2019educazione e il livello lavorativo. Sono principalmente 3 i rapporti esistenti tra povert\u00e0 e salute: povert\u00e0 come causa di scarsa salute, salute scadente come causa di povert\u00e0 e miglioramento della salute come riscatto della povert\u00e0.<\/p>\n<div class=\"\">\n<div class=\"content-view-embed\">\n<div class=\"class-file\">\n<div class=\"content-body attribute-pdf\"><a href=\"https:\/\/www.iismas.it\/index.php\/content\/download\/1326\/8866\/file\/Rivista_6.pdf\">leggi la rivista<\/a>\u00a0(1,24 MB)<\/div>\n<div>\n<div class=\"border-ml\">\n<div class=\"border-mr\">\n<div class=\"border-mc float-break\">\n<div class=\"content-view-full\">\n<div class=\"class-article\">\n<div class=\"attribute-header\">\n<h1>International Journal of Migration and Transcultural Medicine &#8211; n. 7<\/h1>\n<p>Volume 2, numero 7, Aprile 2008<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"main-content-block\">\n<div class=\"lft_side\">\n<div class=\"attribute-image\">\n<div class=\"img_frame\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" title=\"International Journal of Migration and Transcultural Medicine - n. 7\" src=\"https:\/\/www.iismas.it\/var\/eziismas_site\/storage\/images\/pubblicazioni\/international-journal-of-migration-and-transcultural-medicine\/international-journal-of-migration-and-transcultural-medicine-n.-7\/6234-1-ita-IT\/International-Journal-of-Migration-and-Transcultural-Medicine-n.-7_large.jpg\" alt=\"International Journal of Migration and Transcultural Medicine - n. 7\" width=\"284\" height=\"400\" \/><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"rgt_side\">\n<div class=\"date\">\n<p class=\"year\">29\/04\/2008<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"attribute-long\">\n<p><b>Sommario<\/b><\/p>\n<p><i>ARTICOLO DI APPROFONDIMENTO<\/i><br \/>\nInaugurazione del Nuovo Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e il contrasto delle malattie della povert\u00e0 (INMP)<\/p>\n<p>Le procedure sanitarie europee per il rilascio del permesso di soggiorno in favore di cittadini extracomunitari e possibilit\u00e0 di cura per gli irregolari Stefania Ricci Pag. 380<\/p>\n<p><i>ARTICOLO ORIGINALE<\/i><br \/>\nDiffusione e caratteristiche del ricorso all\u2019IVG tra le donne straniere in Italia Foreign women in Italy turning to voluntary interruption of pregnancy (VPI): extent and characteristics M. Stranges Pag. 392<\/p>\n<p>Le diversit\u00e0 culturalmente determinate percepite dall\u2019operatore sanitario nell\u2019incontro con la paziente straniera E. Beretta, E. Zanotti, I. Boghi, B. Vezzani, C. Groli, T. Frusca Pag. 407<\/p>\n<p>Il fluconazolo in ambito dermatologico Fluconazole in the dermatological field F. Gennaro, R. Calcaterra, A. Morrone Pag. 417<\/p>\n<p><i>NEWS<\/i><br \/>\nNews &#8211; convegni e corsi &#8211; a cura di Anna Novara Pag. 426<br \/>\nNews &#8211; rassegna giuridica &#8211; a cura di Anna Novara Pag. 428<br \/>\nIstruzioni per gli autori Pag. 431<\/p>\n<div class=\"\">\n<div class=\"content-view-embed\">\n<div class=\"class-file\">\n<div class=\"content-body attribute-pdf\"><a href=\"https:\/\/www.iismas.it\/index.php\/content\/download\/1327\/8870\/file\/Rivista_7.pdf\">leggi la rivista<\/a>\u00a0(1,81 MB)<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"border-bl\">\n<div class=\"border-br\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una novit\u00e0 nel panorama dell&#8217;editoria Perch\u00e9 una nuova rivista? Perch\u00e9 \u201c\u00a0International Journal of Migration and Transcultural Medicine\u00a0\u201d pu\u00f2, forse, rappresentare una novit\u00e0 nel panorama editoriale, per almeno due motivi. 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