{"id":2469,"date":"1995-04-21T13:07:34","date_gmt":"1995-04-21T13:07:34","guid":{"rendered":"https:\/\/iismas.org\/sito\/?p=2469"},"modified":"2023-06-16T14:49:50","modified_gmt":"2023-06-16T14:49:50","slug":"salute-e-societa-multiculturale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/iismas.org\/sito\/salute-e-societa-multiculturale\/","title":{"rendered":"Salute e societ\u00e0 multiculturale"},"content":{"rendered":"<div class=\"attribute-header\">\n<h3><strong>Aldo Morrone &#8211; Raffaello Cortina Editore, Milano, 1995<\/strong><\/h3>\n<\/div>\n<div class=\"main-content-block\">\n<div class=\"lft_side\">\n<div class=\"attribute-image\">\n<div class=\"img_frame\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone  wp-image-2247\" src=\"https:\/\/iismas.org\/sito\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/Salute-e-societa-multiculturale_large.jpg\" alt=\"\" width=\"175\" height=\"252\" \/><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"rgt_side\">\n<div class=\"date\">\n<p class=\"month\"><b>Prefazione<\/b>\u00a0(Marcello Fazio)<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"attribute-long\">\n<p><b>Introduzione<\/b>\u00a0(Aldo Morrone)<\/p>\n<p><b>1. La salute degli immigrati in Italia<\/b>\u00a0(Salvatore Geraci)<\/p>\n<p>Immigrazione in Italia<br \/>\nI dati ufficiali<br \/>\nOltre le cifre<br \/>\nImmigrazione e salute: aspetti normativi<br \/>\nConsiderazioni di politica sanitaria<br \/>\nMedicina e migrazioni: stato attuale<br \/>\nImmigrazione, salute e cultura<br \/>\nLa medicina transculturale<\/p>\n<p><b>2. Le malattie degli immigrati<\/b>\u00a0(Aldo Morrone,Salvatore Geraci)<\/p>\n<p>Premessa<br \/>\nL&#8217;ambulatorio per immigrati del san gallicano<br \/>\nIl poliambulatorio per immigrati della Caritas di Roma<br \/>\nUn osservatorio privilegiato<br \/>\nL&#8217;utenza<br \/>\nLe malattie<br \/>\nLa tubercolosi<br \/>\nMigrazione, stress e alimentazione<br \/>\nLa patologia cutanea<br \/>\nLa patologia venerea<\/p>\n<p><b>3. Cultura, salute, immigrazione: un esempio di interdipendenza<\/b>\u00a0(Gioia Di Cristofaro Longo)<\/p>\n<p>Quadro di riferimento teorico<br \/>\nIl terreno di coltura del pregiudizio<br \/>\nLa ricerca sul disagio culturale in rapporto all&#8217;insorgenza delle malattie<\/p>\n<p><b>4. Il bambino straniero e il pediatra<\/b>\u00a0(Maria Edoarda Trill\u00f2, Aldo Morrone, Salvatore Geraci)<\/p>\n<p>Presenza di bambini stranieri in Italia<br \/>\nBambini stranieri e scuola<br \/>\nBambini stranieri e figli di immigrati: una chiave di lettura<br \/>\nBambini immigrati e domanda di salute<br \/>\nLinee guida per l&#8217;approccio al bambino straniero<br \/>\nIl bilancio di salute nel bambino nato all&#8217;estero<br \/>\nAccertamenti consigliati<\/p>\n<p><b>5. Donne e bambini di altri paesi<\/b>\u00a0(Maria Edoarda Trill\u00f2, Aldo Morrone, Salvatore Geraci)<\/p>\n<p>Immigrazione al femminile<br \/>\nUna presenza sempre pi\u00f9 visibile<br \/>\nTradizioni e valori da non perdere<br \/>\nLa salute della donna e dei bambini<br \/>\nPratiche escissorie<br \/>\nDonne immigrate e servizi sanitari<\/p>\n<p><b>6. Aspettare un figlio in un paese straniero<\/b>\u00a0(Isa Buonomini, Mauro Valeri, Aldo Morrone)<\/p>\n<p>Introduzione<br \/>\nIl campione esaminato<br \/>\nI colloqui<br \/>\nLe caratteristiche sociologiche delle utenti<br \/>\nConsiderazioni sul progetto di gravidanza<br \/>\nConclusioni<\/p>\n<p><b>7. Immigrati e malattie cutanee<\/b>\u00a0(Aldo Morrone)<\/p>\n<p>Immigrazione: tra mito e realt\u00e0<br \/>\nEpidermide<br \/>\nDerma<br \/>\nNuances della pelle nera<br \/>\nFunzioni del rivestimento cutaneo<br \/>\nElementi di dermatologia su pelle nera<br \/>\nAlterazioni della pigmentazione su pelle nera<br \/>\nPrincipali patologie cutanee di natura batterica, virale, micotica e protozoaria<br \/>\nDermatiti da contatto<br \/>\nFitodermatiti<br \/>\nOrticaria<br \/>\nLichen ruber planus<br \/>\nLupus eritematoso e sclerodermia<br \/>\nTossidermie<br \/>\nPemfigo foliaceo africano<br \/>\nPityriasis rosea di Gibert<br \/>\nParacheratosi infettive nel bambino<br \/>\nPsoriasi<br \/>\nAffezioni cutanee legate alla malnutrizione<br \/>\nCheratosi seborroiche<br \/>\nXantomatosi<br \/>\nNeoplasie della cute<br \/>\nMelanoma<br \/>\nSarcoma di Kaposi<br \/>\nMalattie sessualmente trasmissibili<\/p>\n<p><b>8. La malattia di Hansen tra mito e realt\u00e0<\/b>\u00a0(Carlo Travaglino, Aldo Morrone)<\/p>\n<p>Introduzione<br \/>\nNotizie storiche<br \/>\nDefinizione ed eziopatogenesi<br \/>\nClassificazione clinica<br \/>\nCaratteristiche cliniche delle varie forme<br \/>\nAlcune localizzazioni interne del Mycobacterium leprae<br \/>\nDiagnosi<br \/>\nTerapia<br \/>\nTrattamento farmacologico<br \/>\nLeproreazioni<br \/>\nImmigrazione e malattia di Hansen<\/p>\n<p><b>9. Ambiente, cultura e salute nei rapporti nord-sud<\/b>\u00a0(Jos\u00e8 Ramos Regidor, Aldo Morrone)<\/p>\n<p>Punti di vista del sud e crisi della nostra civilt\u00e0<br \/>\nPassaggio di civilt\u00e0<br \/>\nVerso un&#8217;etica socio-ecologica, intersoggettiva e interculturale<br \/>\nRapporto tra le culture<br \/>\nLa crisi della scienza moderna<br \/>\nSalute, ambiente, sviluppo e cultura<\/p>\n<p><b>10. Per non concludere: aspetti etici<\/b>\u00a0(Dalmazio Mongillo)<\/p>\n<p>Normativa giuridica e diritto alla salute<br \/>\nAppartenenza all&#8217;umanit\u00e0 e diritto a esistere<br \/>\nObiezione di coscienza<\/p>\n<p>Dignit\u00e0 del malato<\/p>\n<p><b>Appendici<\/b><\/p>\n<p><b>Bibliografia<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>INTRODUZIONE<\/b><\/p>\n<p><b>IMMIGRAZIONE E NORD-SUD DEL PIANETA<\/b><\/p>\n<p class=\" text-justify\">Nel dibattito che si \u00e8 aperto in questi anni sul fenomeno dell&#8217;immigrazione troppo spesso si \u00e8 rinunciato a un&#8217;analisi pi\u00f9 elaborata sul piano storico e culturale di questi eventi. Non si sono mai volute approfondire le reali cause politiche, economiche e storiche che conducono oggi milioni di poveri, di esclusi dalla storia a lasciare la propria terra di origine, per cercare di riappropriarsi di una parte di quella ricchezza di cui sono stati violentemente espropriati in un passato non troppo remoto. I punti di vista del sud del mondo, le ragioni dei tre quarti degli abitanti del nostro pianeta continuano a essere ignorati dal nord, cio\u00e8 da quel quarto che consuma l&#8217;80% delle ricchezze di tutti.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Troppe volte, in un&#8217;ottica culturale unilaterale, ci siamo limitati a un&#8217;analisi eurocentrica e androcentrica, ignorando completamente le ragioni delle rivendicazioni del sud del mondo, prigionieri come siamo del mito della nostra superiorit\u00e0.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Oggi i settori pi\u00f9 attenti e sensibili della societ\u00e0 civile si interessano al problema dell&#8217;immigrazione cercando di dare risposte concrete a situazioni di disagio e sofferenza, per rendere questo &#8220;esodo biblico&#8221; il meno doloroso possibile. Eppure, talvolta ancora si coglie in questo atteggiamento un&#8217;accondiscendenza culturale al mito dell&#8217;uomo bianco superiore, anche nella bont\u00e0, anche nella carit\u00e0. \u00c8 invece il bisogno di giustizia del sud, il desiderio di una vita dignitosa per tutti nel nuovo &#8220;villaggio globale&#8221; che deve porre oggi in crisi i nostri modelli culturali, economici e politici. La crisi della nostra civilt\u00e0, che non riesce a trovare neppure uno spiraglio di soluzione al tragico genocidio che si sta compiendo accanto a noi, a pochi chilometri di distanza nei territori dell&#8217;ex Iugoslavia, \u00e8 ormai irreversibile. Questo nostro modello di sviluppo ha creato troppa esclusione, sofferenza, ingiustizia, per poter essere ancora utilizzato nella progettazione del futuro.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Si fa sempre pi\u00f9 urgente la creazione di un nuovo modello etico, culturale ed economico che privilegi la vita di tutti, a partire da quella dei pi\u00f9 deboli, emarginati e sofferenti.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Il rispetto della natura, degli esseri umani nella loro diversit\u00e0 di uomini, donne e bambini, la ricerca della pace per tutti, di una nuova qualit\u00e0 della vita deve essere il nostro imperativo categorico.<\/p>\n<p><b>CULTURA E SALUTE<\/b><\/p>\n<p class=\" text-justify\">Si \u00e8 pensato per molto tempo che il concetto di &#8220;salute&#8221; fosse ben definito dall&#8217;espressione &#8220;assenza di malattie&#8221;, &#8220;star bene&#8221;, cio\u00e8 non essere malati. Oggi ci si \u00e8 resi conto che la salute non pu\u00f2 esaurirsi semplicemente nell&#8217;assenza di malattie e la stessa Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 (OMS) ha sentito il dovere di definire la salute come &#8220;la realizzazione per tutte le donne e gli uomini di tutte le proprie potenzialit\u00e0 fisiche, psichiche e culturali&#8221;. Solo quando le persone si realizzano completamente si pu\u00f2 parlare di persone sane.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Nell&#8217;Homo sapiens, &#8220;sano&#8221; \u00e8 un aggettivo che qualifica azioni culturali, etiche e politiche. Almeno in parte la salute di una persona, e quindi di un popolo, dipende dal modo in cui la cultura, la politica e la societ\u00e0 condizionano l&#8217;ambiente e creano quelle circostanze che favoriscono in tutti e specialmente nei pi\u00f9 deboli la fiducia in se stessi, l&#8217;autonomia, la dignit\u00e0 di esseri umani. Di conseguenza, la salute tocca i suoi livelli ottimali l\u00e0 dove l&#8217;ambiente genera nelle persone la capacit\u00e0 di far fronte alla vita in modo autonomo e responsabile. La salute in questo senso equivale al grado di cultura e di libert\u00e0 vissuta (Illich, 1976).<\/p>\n<p class=\" text-justify\">La salute designa un processo di adattamento. Esprime la capacit\u00e0 di adattarsi alle modifiche dell&#8217;ambiente, di crescere e di invecchiare, di guarire quando si subisce un danno, di soffrire e di attendere pi\u00f9 o meno serenamente la morte. La salute abbraccia anche il futuro e perci\u00f2 comprende l&#8217;angoscia e le risorse interiori per vivere con essa. Esprime un processo di cui ognuno \u00e8 responsabile, anche se solo parzialmente (Illich, 1976).<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Godere di buona salute significa non soltanto riuscire a fronteggiare la realt\u00e0, ma anche gioire di questa riuscita, significa esser capaci di sentirsi vivi nel piacere e nel dolore, significa fondamentalmente &#8220;innamorarsi della vita&#8221;. La salute e la sofferenza come sensazioni vissute e consapevoli sono fenomeni propri degli uomini, che in ci\u00f2 si distinguono dagli altri animali.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">La salute \u00e8 definita dallo stile con cui ciascuna societ\u00e0 si esprime nell&#8217;arte di vivere, di gioire, di soffrire e di morire. Lo stile \u00e8 immerso in un insieme complesso di simboli, valori e rappresentazioni, in base a cui l&#8217;uomo spiega e organizza la sua presenza nel mondo, qui e ora: \u00e8 espressione della sua cultura (Di Cristofaro Longo, 1993).<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Salute e cultura sono sostanzialmente la stessa realt\u00e0. Non si pu\u00f2 parlare di salute fuori dell&#8217;ambito dell&#8217;autonomia della propria persona, delle proprie capacit\u00e0 culturali e umane. Ma questo non significa che la nostra salute dipenda esclusivamente da noi, in quanto noi non viviamo isolati l&#8217;uno dall&#8217;altro, ma viviamo tutti, nel bene o nel male, in relazione innanzitutto con noi stessi e poi con altre persone; l&#8217;uomo \u00e8 un animale capace di intrecciare relazioni, e la positivit\u00e0 di queste relazioni ne fa un essere umano autenticamente maturo. L&#8217;uomo, come scrive Weber, si trova impigliato nella rete di significati che egli stesso ha costruito.<\/p>\n<p><b>DODICI ANNI DI MEDICINA MULTICULTURALE<\/b><\/p>\n<p class=\" text-justify\">Da oltre dodici anni, assieme al dottor Geraci e ai suoi collaboratori, lavoriamo con immigrati provenienti da tutti i paesi non appartenenti alla Unione europea, cercando di garantire loro il diritto alla salute, cos\u00ec come \u00e8 sancito dall&#8217;articolo 32 della nostra Costituzione. Il nostro lavoro viene svolto in due strutture diverse: un organismo di volontariato cattolico, il Poliambulatorio della Caritas diocesana di Roma, e un istituto pubblico di ricovero e cura a carattere scientifico, l&#8217;Istituto dermosifilopatico Santa Maria e San Gallicano di Roma (IRCSS). Un lavoro duro, molte volte ostacolato da mancanza di risorse o attenzioni; un lavoro che ci ha permesso di maturare una specifica esperienza, un lavoro che ci ha immerso in un disagio culturale che spesso \u00e8 causa di patologie nella popolazione immigrata, in particolare in chi vive sulla propria pelle anche un disagio di tipo sociale.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Da ci\u00f2 la consapevolezza che tale realt\u00e0 renda necessario un approfondimento interdisciplinare che connetta la sfera psico-antropologica, con particolare riferimento ai contenuti costitutivi e distintivi dell&#8217;identit\u00e0 culturale dell&#8217;immigrato, con quella pi\u00f9 propriamente medico-sanitaria.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">L&#8217;impatto tra culture diverse provoca, infatti, trasformazioni culturali significative, irrigidimenti, conflitti, incertezze, disorientamento da una parte, nuove conoscenze ed esperienze dall&#8217;altra, che sono il frutto di vere e proprie operazioni di &#8220;mediazione culturale&#8221;, che incidono sensibilmente sulle identit\u00e0 culturali soggette nel processo migratorio a profonde modificazioni. Se non si \u00e8 in grado di cogliere tali dinamiche che comportano una nuova visione del mondo, una nuova originale sintesi culturale, assai difficile risulta comprendere gli elementi culturali che causano incertezze, stress e sfiducia. Tali aspetti contribuiscono notevolmente al manifestarsi delle malattie, ma anche a creare resistenze a curarle con terapie o metodi non riconosciuti perch\u00e9 non appartenenti alla propria cultura di riferimento.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Dai differenti dati clinici ed epidemiologici osservati, emerge una realt\u00e0 sanitaria ben diversa da quanto normalmente si crede: la stragrande maggioranza degli immigrati \u00e8 sostanzialmente sana e non presenta malattie degne di nota, almeno al suo ingresso in Italia, e questo appare evidente se si tiene conto del fatto che oltre il 70% degli immigrati ha meno di 30 anni e rappresenta la parte economicamente e culturalmente medio-alta del proprio paese d&#8217;origine. Essi invece cominciano ad ammalarsi a distanza di circa un anno dal loro arrivo, in gran parte a causa delle disagiate condizioni strutturali, igieniche, abitative, alimentari e psicologiche in cui sono costretti sovente a vivere in Italia.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Inoltre, \u00e8 statisticamente irrilevante l&#8217;incidenza delle principali malattie tropicali d&#8217;importazione di cui spesso si teme il contagio.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">In questo volume abbiamo raccolto i principali dati socio-sanitari che sono emersi dal lavoro di questi dodici anni, con particolare riguardo a quelli medici, epidemiologici e antropologici, convinti come siamo della profonda interconnessione che lega tra loro questi diversi aspetti.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Abbiamo cercato di fare un po&#8217; di chiarezza, almeno sul piano dell&#8217;informazione scientifica, lasciando poi a ognuno la propria opinione sull&#8217;universo dell&#8217;immigrazione.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Abbiamo ritenuto utile offrire queste osservazioni a quanti &#8211; medici, infermieri, assistenti sociali, studenti di medicina &#8211; si trovano, nella loro quotidiana attivit\u00e0 professionale, a doversi confrontare con la realt\u00e0 dell&#8217;immigrazione.<\/p>\n<p><b>DIRITTO ALLA SALUTE<\/b><\/p>\n<p class=\" text-justify\">L&#8217;articolo 32 della Costituzione italiana afferma: &#8220;La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell&#8217;individuo e interesse della collettivit\u00e0, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Inoltre i cittadini devono collaborare al mantenimento della salute, sia osservando i comportamenti richiesti nell&#8217;interesse collettivo, sia partecipando alle spese necessarie, in rapporto alla loro diversa capacit\u00e0 contributiva (articolo 53 della Costituzione italiana). \u00c8 bene ricordare ancora che l&#8217;articolo 3 sottolinea che &#8220;tutti i cittadini hanno pari dignit\u00e0 sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali&#8221;.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">A livello internazionale il diritto alla tutela della salute \u00e8 garantito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell&#8217;uomo, approvata il 10 dicembre 1948 a New York dall&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite. L&#8217;articolo 1 afferma: &#8220;Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignit\u00e0 e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di Fratellanza&#8221;. L&#8217;articolo 2 precisa: &#8220;Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libert\u00e0 enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione&#8221;. L&#8217;articolo 13, comma 2, puntualizza: &#8220;Ogni individuo ha il diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese&#8221;. L&#8217;articolo 14 sottolinea: &#8220;Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni&#8221;. Ma per quanto riguarda la storia della nostra esperienza, \u00e8 soprattutto l&#8217;articolo 25, 1\u00b0 e 2\u00b0 comma, che ci fa riflettere molto: &#8220;Ogni individuo ha diritto a un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all&#8217;alimentazione, al vestiario, all&#8217;abitazione, alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; e ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidit\u00e0, vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volont\u00e0&#8221;.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">La salute come diritto inalienabile degli individui \u00e8 inoltre ribadita dal Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 1966 dove, all&#8217;articolo 12, si afferma: &#8220;Ogni straniero che vive nel nostro paese ha il diritto di godere delle migliori condizioni di salute fisica e mentale che sia in grado di conseguire&#8221;. Lo stesso diritto viene riaffermato dal Patto internazionale sui diritti civili e politici, sempre del 1966. La Convenzione internazionale sui diritti dell&#8217;infanzia e la Convenzione europea dei diritti dell&#8217;uomo riconoscono ulteriormente il diritto alla salute per tutte le persone, senza distinzioni di sesso, religione, razza, lingua, cittadinanza.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Le norme giuridiche internazionali riconoscono quindi che ogni essere umano possiede diritti innati, cio\u00e8 preesistenti alla stessa legge scritta, inviolabili, inalienabili e imprescrivibili. Tra i principali diritti sono da sottolineare il diritto alla vita, il diritto alla giustizia e alla salute.<\/p>\n<p><b>MINORANZE<\/b><\/p>\n<p class=\" text-justify\">Spesso questi diritti affermati solennemente sulla carta non sono garantiti a tutte le persone nella vita quotidiana. \u00c8 sufficiente infatti frequentare per un po&#8217; le aule dei tribunali, dove si amministra la giustizia, o le corsie degli ospedali, dove viene erogata l&#8217;assistenza sanitaria, per comprendere la differenza, nel riconoscimento pieno dei diritti umani, tra persone appartenenti a classi socioeconomiche e culturali diverse.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">\u00c8 purtroppo noto come le minoranze, pur godendo sulla carta degli stessi diritti delle maggioranze, debbano faticosamente e quotidianamente lottare per vedere riconosciuti diritti ad altri ampiamente garantiti. Ma cosa s&#8217;intende esattamente per minoranze? E quali sono quelle emergenti in Italia in questo particolare momento storico?<\/p>\n<p class=\" text-justify\">La definizione di minoranza che pi\u00f9 \u00e8 accreditata in sede ufficiale \u00e8 quella elaborata da Francesco Capotorti nel 1977 e contenuta nel Rapporto speciale della Commissione delle Nazioni Unite per la lotta contro la discriminazione e la protezione delle minoranze, dal titolo \u00c9tude des droits des personnes appartenants aux minorit\u00e9s ethniques, religieuses et linguistiques, che afferma: &#8220;Con il termine minoranza viene designato un gruppo che \u00e8 numericamente inferiore al resto della popolazione di uno stato, in una posizione non dominante, i cui membri, essendo cittadini dello stato, possiedono caratteristiche etniche, religiose o linguistiche che differiscono da quelle del resto della popolazione e mostrano, quanto meno implicitamente, un senso di solidariet\u00e0 inteso a preservare la loro cultura, le tradizioni religiose o la lingua&#8221;. Una definizione diversa, ma altrettanto precisa e forse pi\u00f9 vicina al tipo di &#8220;minoranza&#8221; da noi accolta e studiata, \u00e8 quella proposta da Jay A. Sigler e contenuta nel volume Minority Rights del 1983.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Sigler ritiene che &#8220;nella sua forma pi\u00f9 semplice si pu\u00f2 definire minoranza qualsiasi gruppo di persone identificabili in un significativo segmento oggetto di pregiudizio o discriminazione, o che, a motivo di privazioni, richieda l&#8217;assistenza positiva dello stato. Una persistente posizione non dominante del gruppo in materia politica, sociale e culturale \u00e8 caratteristica comune delle minoranze&#8221; (p. 5).<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Tra le nuove minoranze emergenti oggi in Italia, possiamo annoverare senz&#8217;altro i cittadini immigrati provenienti dai paesi non appartenenti alla Unione europea, chiamati in modo non del tutto rispettoso &#8221;extracomunitari&#8221;, e i nuovi poveri che, secondo gli studi condotti nel 1995 dalla Presidenza del consiglio dei ministri, avrebbero raggiunto la cifra di otto milioni e mezzo, costituiti in gran parte da gruppi di pensionati, famiglie a monoreddito, cassaintegrati e disoccupati. Anche altre persone possono temporaneamente o stabilmente entrare a far parte di gruppi di minoranza, si pensi per esempio alle persone che si ammalano, in particolare di malattie socialmente emarginanti come l&#8217;AIDS, la lebbra, la tubercolosi, o ai &#8220;barboni&#8221;, presenti in numero sempre maggiore nelle nostre grandi citt\u00e0.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">In questa sede prenderemo per\u00f2 in esame solo la realt\u00e0 dei cittadini immigrati dai paesi cosiddetti in via di sviluppo, paesi che, per essere pi\u00f9 fedeli alla storia, dovremmo coraggiosamente chiamare &#8220;paesi impoveriti dall&#8217;Occidente&#8221;. In particolare, vogliamo indagare sul rapporto tra la loro presenza in Italia e il diritto alla salute, cos\u00ec come viene sancito dalle istituzioni e come invece viene garantito loro, nel vivere quotidiano, dalle strutture sanitarie pubbliche in Italia.<\/p>\n<p><b>MIGRAZIONI E SALUTE<\/b><\/p>\n<p class=\" text-justify\">Le migrazioni sono fonte di stress e di pericoli per la salute, perch\u00e9 comportano una nuova organizzazione della vita con un conseguente totale sradicamento dall&#8217;ambiente di origine.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Il problema della medicina dell&#8217;emigrazione consiste nel dover assistere persone le cui condizioni sociosanitarie si stanno trasformando socialmente e culturalmente. Fin quando non sar\u00e0 terminato il processo di acculturazione sanitaria e del passaggio dalla possibile patologia da migrazione al rischio di contrarre le malattie delle nazioni industrializzate, sar\u00e0 necessario tenere presenti alcuni elementi:<\/p>\n<p>1. La biculturalit\u00e0 dell&#8217;emigrante che lascia una cultura sanitaria senza averla abbandonata realmente e ne acquista un&#8217;altra senza averla ancora compresa.<\/p>\n<p>2. La diversit\u00e0 della formazione del medico che \u00e8 elemento dissonante nella relazione medico-paziente.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">3. Le condizioni sociosanitarie peculiari presenti durante tutto il processo di migrazione. A tale proposito \u00e8 necessario che tutti gli operatori sanitari superino il proprio spazio linguistico e culturale per poter acquisire un modello mentale che consenta di comunicare con pazienti eteroculturali.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Per quanto riguarda il rapporto tra malattie, sintomi, cultura e affinit\u00e0 etniche, non possiamo affermare di aver osservato una evidente correlazione tra specifiche patologie e determinati popoli o etnie.<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Inoltre, sono risultate statisticamente irrilevanti le malattie tropicali d&#8217;importazione di cui spesso e in maniera assolutamente irrazionale l&#8217;opinione pubblica teme il contagio. Questi pazienti presentano invece un atteggiamento assai diverso dinanzi all&#8217;esperienza della malattia, del dolore, della sofferenza e della morte. La diversa percezione dei sintomi in rapporto alle differenti culture di provenienza \u00e8 valida per tutte le popolazioni. E&#8217; noto che gli italiani e gli ebrei, per esempio, a parit\u00e0 di quadro clinico, accusano un maggior numero di sintomi e i francesi prestano al fegato un&#8217;attenzione del tutto particolare, mentre l&#8217;attenzione degli iraniani \u00e8 attirata dai disturbi cardiaci; i pazienti irlandesi invece si lamentano in particolare di disturbi agli occhi, alla testa e alle orecchie (Zola, 1966). Bench\u00e9 esistano varie malattie tipiche di determinate regioni del nostro pianeta e pi\u00f9 frequenti in alcune etnie, si pensi per esempio al Kwashiorkor e al morbo di Kaposi non correlato all&#8217;infezione da HIV e alle treponematosi non veneree, \u00e8 quasi sempre la fascia pi\u00f9 povera delle diverse popolazioni che presenta un rischio maggiore di contrarre le malattie tipiche di quella regione, e questo indipendentemente dalla latitudine (Lionetti, 1993). Tutte le indagini clinicoscientifiche svolte in Europa sulla salute degli immigrati confermano che essi sono sostanzialmente sani proprio perch\u00e9 rappresentano la parte pi\u00f9 sana e pi\u00f9 giovane della popolazione, in grado di affrontare i rischi di viaggi spesso drammatici, quasi sempre ai limiti dell&#8217;avventura, talora mortali (Morrone, Passi, Fazio, 1992; Geraci, 1995).<\/p>\n<p class=\" text-justify\">Bisogna tenere conto che spesso gli immigrati usano delle metafore somatiche come la via pi\u00f9 breve e facile all&#8217;espressione di emozioni e sentimenti altrimenti non comunicabili. Molto spesso accusano sintomi di tipo cenestopatico (cefalea, disturbi digestivi, dolori vaghi e diffusi, prurito, bruciori alla minzione, preoccupazioni sulla propria salute fisica), senza che vi siano riscontri somatici. Il processo di cambiamento cui deve fare fronte l&#8217;immigrato richiede una continua messa in crisi della propria identit\u00e0 storica o culturale. Si dir\u00e0 che l&#8217;immigrato sa in anticipo che gli verr\u00e0 richiesto un adattamento a situazioni completamente diverse e che questo comporter\u00e0 un prezzo gravoso; non \u00e8 tuttavia pensabile che l&#8217;anticipazione di una sofferenza sia sufficiente per eliminarla. \u00c8 necessario che noi medici, che nell&#8217;incontro con pazienti provenienti da culture diverse corriamo spesso il rischio di fermarci al semplice ascolto delle metafore somatiche, diveniamo capaci di recepire, dall&#8217;insieme del loro costrutto, il senso profondo dei loro tentativi di recupero di una identit\u00e0 nuova (Frighi, 1990).<\/p>\n<p>IMMIGRAZIONE ED ECONOMIA<\/p>\n<p>\u00c8 noto come l&#8217;economia sommersa prodotta dagli immigrati abbia contribuito alla ricchezza nel nostro paese, non lo abbia certo impoverito.<\/p>\n<p>Secondo rilevazioni effettuate dall&#8217;ONU, nel 1989 le rimesse dei lavoratori immigrati erano pari a 66 miliardi di dollari USA, un&#8217;entit\u00e0 di denaro inferiore soltanto al valore del petrolio nel commercio internazionale e maggiore della somma spesa per l&#8217;assistenza internazionale allo sviluppo (46 miliardi dollari statunitensi) (Caritas Roma, 1994).<\/p>\n<p>Nel nostro paese la Banca d&#8217;Italia ha cominciato a pubblicare i dati sulle rimesse degli immigrati a partire dal secondo semestre nel 1990. Il volume complessivo delle rimesse da 110.071 milioni nel 1991 \u00e8 passato a 198.581 milioni nel 1992 (+ 80,41%) e a 245.625 milioni nel 1993 (\u00b7+ 23,69%). Ricordiamo come la mano d&#8217;opera italiana negli anni passati abbia contribuito alla crescita economica di paesi come la Germania, la Francia, il Belgio, gli Stati Uniti, l&#8217;Australia, l&#8217;Argentina, il Venezuela.<\/p>\n<p>Gli immigrati giungono in Italia, in gran parte richiesti da quel mercato del lavoro nero, irregolare e supersfruttato che, in nome del profitto, concede la sopravvivenza a tutti gli affamati della terra. Ricordiamo inoltre che essi in gran parte &#8220;inventano&#8221; (si pensi ai lavavetri) o svolgono lavori in condizioni di supersfruttamento che i nostri concittadini ormai rifiutano. E sinceramente \u00e8 incomprensibile come l&#8217;Italia, che ha ancora cinque milioni di cittadini emigrati all&#8217;estero e che quindi dovrebbe avere una sensibilit\u00e0 particolare nei confronti dell&#8217;emigrazione, abbia invece completamente perduto la memoria storica dei suoi figli affamati in cerca di fortuna in America, in Australia, nell&#8217;Europa del nord.<\/p>\n<p>Bisogna ricordare che, fino al 1960 circa, l&#8217;Italia \u00e8 stato un paese &#8220;molto italiano&#8221;, come afferma Andrea Riccardi della Comunit\u00e0 di Sant&#8217;Egidio, pi\u00f9 omogeneo di quanto non lo fosse l&#8217;Italia del Seicento o del Settecento.<\/p>\n<p>L&#8217;Italia si sta lentamente trasformando da antico paese di emigranti, in terra di approdo per immigrati. E bisogna ricordare che, a differenza della Svizzera. della Francia e dell&#8217;Inghilterra, l&#8217;Italia non ha una grande tradizione di terra di rifugio per profughi. Dalla fine della Seconda guerra mondiale, l&#8217;Italia \u00e8 stata pi\u00f9 un paese di transito per profughi dell&#8217;est europeo che non di rifugio.<\/p>\n<p>La Commissione italiana migrazione calcola, dal 1952 al 1984, 391.385 partenze di profughi per altri paesi. Ma solo negli ultimi anni c&#8217;\u00e8 stato un aumento, peraltro statisticamente non significativo, della popolazione straniera legalmente residente.<\/p>\n<p>Gli stranieri presenti a vario titolo in Italia al 1\u00b0 gennaio 1994, secondo i dati del Ministero dell&#8217;interno, sono poco meno di un milione, di cui l&#8217;87% proveniente da paesi fuori dell&#8217;Unione europea. A questi andrebbero aggiunti, secondo diverse stime, circa 150-200.000 immigrati irregolari, cio\u00e8 privi del permesso di soggiorno.<\/p>\n<p>Quali conseguenze comporta questo fenomeno per 57 milioni di italiani? Quali responsabilit\u00e0? Quali scelte? La spinta del sud del mondo \u00e8 una spinta recente, ma certamente destinata ad aumentare lo squilibrio economico tra sud e nord del mondo. Inoltre la crisi demografica, in particolare dell&#8217;Italia, apre larghi spazi all&#8217;immigrazione. Ricordiamo che nel 2000 un cittadino nordafricano, cio\u00e8 di un paese che non \u00e8 tra i pi\u00f9 poveri del sud del mondo, disporr\u00e0 di un prodotto interno lordo di 2.182 dollari e un cittadino UE di 14.202 dollari. Considerate anche le ridotte distanze geografiche, si comprende bene quale sar\u00e0 l&#8217;incentivo all&#8217;emigrazione.<\/p>\n<p>L&#8217;immigrazione del sud \u00e8 forse il modo meno drammatico in cui parte dei problemi del sud ricadono sul nord. Ricordiamo inoltre, a proposito del lavoro, come, pur rimanendo vera l&#8217;affermazione che in Italia c&#8217;\u00e8 disoccupazione, sia altrettanto vero che in Italia il mondo del lavoro \u00e8 molto frammentato. Vi \u00e8 un eccesso di manodopera italiana qualificata, mentre vi \u00e8 scarsa propensione da parte della manodopera italiana a svolgere mansioni poco qualificate o faticose. In presenza di una richiesta inevasa, quindi, si incanala l&#8217;offerta di manodopera immigrata.<\/p>\n<p>Un altro problema grave \u00e8 rappresentato dalla crescita zero presente in Italia. Come \u00e8 noto, la popolazione mondiale aumenta in misura esponenziale. Essa si \u00e8 raddoppiata negli ultimi quarant&#8217;anni; nel giro dei prossimi 15-16 anni crescer\u00e0 ancora di un miliardo di esseri umani, raggiungendo nell&#8217;anno 2025 oltre otto miliardi. Ma l&#8217;incremento ha luogo in modo assai diverso da paese a paese: nullo o quasi nei paesi sviluppati, \u00e8 esplosivo nei paesi poveri. Fra trent&#8217;anni la popolazione italiana potrebbe scendere dai 57 milioni attuali a circa 45 milioni, e la percentuale degli ultrasessantenni si aggirer\u00e0 sul 30% del totale, mentre il gruppo di et\u00e0 0-14 scender\u00e0 dal 18% attuale a circa il 12%. Le scuole si svuoteranno e si riempiranno gli ospedali e i ricoveri per gli anziani. \u00c8 difficile immaginare come potr\u00e0 funzionare un sistema socioeconomico nel quale una popolazione attiva ridotta dovr\u00e0 mantenere una societ\u00e0 di pensionati. Per fortuna, i vuoti lasciati da una mortalit\u00e0 superiore alla natalit\u00e0 verranno rapidamente riempiti. II progressivo e irrefrenabile impoverimento del sud induce a prevedere che l&#8217;eccesso di popolazioni povere si riverser\u00e0 nel nostro paese.<\/p>\n<p>Uno studio dell&#8217;Unione di Banche Svizzere (1994) basato su rilevazioni effettuate in 53 citt\u00e0 del mondo, aiuta a capire meglio, pur nei limiti delle medie statistiche, quali siano le differenze di reddito tra un paese e l&#8217;altro, paragonando le retribuzioni, a parit\u00e0 di professione e qualifica, e il costo della vita, calcolato in base al prezzo dello stesso ammontare di beni e servizi. Le differenze sono molto alte:<\/p>\n<p>Anzi saremo noi stessi che solleciteremo un loro arrivo per tenere in vita il nostro sistema economico e per assistere quanti, oggi non ancora quarantenni, entreranno nella terza et\u00e0 (CENSIS, 1993).<\/p>\n<p>VERSO UN UOMO PLANETARIO<\/p>\n<p>Per millenni abbiamo vissuto come se fossimo solo noi a scrivere la storia; gli altri popoli, quelli poveri, erano costretti a subirla. L&#8217;uomo occidentale si \u00e8 sempre mosso in questa prospettiva: l&#8217;unica cultura, l&#8217;unica economia, l&#8217;unica politica, l&#8217;unica medicina \u00e8 la sua, quella del nord, il sud del mondo deve subirla. Oggi che questo dominio sembra giunto al culmine, paradossalmente l&#8217;uomo occidentale ha paura, si sente minacciato nella sua identit\u00e0 dalla presenza di quegli uomini che lui aveva dominato e ai quali, senza scrupoli, aveva imposto la sua cultura, la sua lingua, la sua economia. Per &#8220;l&#8217;uomo bianco&#8221;. gli immigrati sono i nuovi barbari. Ma \u00e8 vero? I greci hanno introdotto nella nostra cultura la parola &#8220;barbaro&#8221; che indica l&#8217;uomo che non sa parlare, cio\u00e8 che non sa parlare la nostra lingua, che non possiede la nostra cultura e che quindi non sarebbe completamente uomo. Nel periodo illuministico abbiamo sostituito questa parola con &#8220;selvaggio&#8221;, che definisce i barbari che abitano le selve, mentre i cittadini abitano le citt\u00e0. Nel passato si riteneva che l&#8217;invasione dei barbari fosse stata provvidenziale perch\u00e9 necessaria affinch\u00e9 l&#8217;Europa potesse ravvivare la propria cultura; ma oggi i &#8220;nuovi barbari&#8221;, fortunatamente, non giungono da noi per ravvivare la nostra cultura in agonia: essi sono portatori di un&#8217;altra cultura, di una nuova alterit\u00e0.<\/p>\n<p>Abbiamo molto da imparare nell&#8217;incontro con l&#8217;altro, in particolare con lo &#8220;straniero&#8221;. Talvolta noi pensiamo di riconoscere l&#8217;altro come identico a noi, ma solo in vista dell&#8217;assimilazione: noi lo riconosciamo uomo come noi e perci\u00f2 non gli resta che diventare come noi siamo. Si riconosce all&#8217;altro una pari dignit\u00e0, ma semplicemente come presupposto di un&#8217;assimilazione a noi stessi. \u00c8 il vecchio paternalismo occidentale da Capanna dello zio Tom!<\/p>\n<p>Un altro modo sbagliato di confrontarci con l&#8217;altro \u00e8 quello di riconoscere che il diverso ha anche lui dignit\u00e0 umana, ma a condizione che si mantenga nella sua inferiorit\u00e0. Gli inglesi, per esempio, avevano un grande rispetto per gli indiani, purch\u00e9 essi si riconoscessero inferiori.<\/p>\n<p>Oggi, grazie al fenomeno dell&#8217;immigrazione, possiamo cogliere una grande chance storica alle soglie del terzo millennio: riconoscere la diversit\u00e0 nell&#8217;uguaglianza. Ecco il compito storico, la sfida che si apre dinanzi a noi e per la quale non abbiamo ancora gli strumenti adatti. Siamo di fronte a una nuova realt\u00e0 storica, a una possibilit\u00e0 autenticamente rivoluzionaria per tutta l&#8217;umanit\u00e0: riconoscere la diversit\u00e0 nell&#8217;uguaglianza, a livello cosmico, cio\u00e8 rinunciare definitivamente alla pretesa che l&#8217;Occidente sia punto di riferimento per tutti gli uomini.<\/p>\n<p>Affermava Ernesto Balducci (1990): &#8220;Attraverso il dialogo attento con le altre culture, senza fare gerarchie prive di senso, possiamo riscoprire gli archetipi comuni, ritrovare il limite del nostro modello che presumeva di esaurire tutte le possibili forme umane e invece non \u00e8 che una forma della inesauribile ricchezza con cui l&#8217;umanit\u00e0 pu\u00f2 creare il proprio futuro come ha creato il proprio passato. Ci\u00f2 non implica affatto la rinuncia alla nostra identit\u00e0&#8221;. Il rapporto con l&#8217;alterit\u00e0 avviene attraverso una comprensione critica della propria identit\u00e0; il che vuol dire anche &#8220;fedelt\u00e0 alle proprie identit\u00e0 non come a un tutto che tutto in s\u00e9 risolve, ma come a una parte che intende rapportarsi, con mutue fecondazioni, con le altre parti in cui l&#8217;umanit\u00e0 si \u00e8 espressa&#8221; (Balducci, 1990).<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aldo Morrone &#8211; Raffaello Cortina Editore, Milano, 1995 Prefazione\u00a0(Marcello Fazio) Introduzione\u00a0(Aldo Morrone) 1. La salute degli immigrati in Italia\u00a0(Salvatore Geraci) Immigrazione in Italia I dati ufficiali Oltre le cifre Immigrazione e salute: aspetti normativi Considerazioni di politica sanitaria Medicina e migrazioni: stato attuale Immigrazione, salute e cultura La medicina transculturale 2. 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